comunitasirianaRoma, 5 giu – Il diritto di voto nelle democrazie è un po’ come il pallone nel gioco del calcio, senza non si gioca. Dalla partita elettorale siriana sono stati solo spettatori i cittadini siriani residenti in Italia, probabilmente non sarebbe cambiato nulla di fronte alla vittoria a valanga del presidente uscente Bashar Al Assad, ma il fatto resta piuttosto grave e politicamente rilevante.

Dall’espulsione dell’ambasciatore siriano a Roma nel 2012 e la chiusura definitiva degli uffici dell’ambasciata siriana nel 2013 i cittadini siriani infatti non hanno più avuto un contatto diretto con i propri organi nazionali, in momenti come la crisi estiva dove i venti di guerra avrebbero potuto esasperare una situazione già molto tesa. Dal punto di vista dell’Italia la responsabilità è doppia in quanto non solo continua a tenere chiusi gli uffici siriani ma intrattiene relazioni diplomatiche con l’eterogenea massa dei cosiddetti “ribelli”.

La comunità Siriana a Roma alla presenza del vescovo Ilario Capucci e di Monsignore Hadad Mtanious ha svolto, nel pomeriggio del 3 giugno, una manifestazione simbolica presso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, simulando un’urna elettorale e dando il proprio voto, il risultato come prevedibile dalle posizioni piuttosto solide e radicate è stato un plebiscito per Assad che nonostante la demonizzazione da parte di alcuni governi occidentali continua a godere di un larghissimo consenso da parte del suo popolo. Il presidente Assad all’inizio di questo nuovo settennato dovrà dunque confrontarsi nuovamente con le crisi internazionali ma potrà farlo forte di una legittimazione politica senza eguali in una democrazia.

Alessandro Catalano

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