Roma, 13 nov – L’occasione l’ha fornita il calcio, ma quella di Bruxelles non è stata la solita bagarre di tifosi, quanto piuttosto una rivolta etnica. Una ventina di poliziotti belgi, infatti, sono rimasti feriti nei disordini scoppiati nella capitale durante i festeggiamenti dei  marocchini per la qualificazione ai Mondiali di calcio in Russia. Dopo la vittoria per 2-0 in Costa d’Avorio, 300 giovani del Paese nordafricano sono scesi in strada e hanno dato fuoco a un’auto, distrutto vetrine e saccheggiato negozi. La polizia è intervenuta con i cannoni ad acqua e gli agenti sono stati bersagliati con una sassaiola.

La polizia belga ha lanciato un appello affinché chi abbia immagini dei tafferugli e dei saccheggi le metta a disposizione. Lievi incidenti anche in Olanda dove in alcuni casi i tifosi marocchini hanno lanciato sassi contro i poliziotti. La comunità marocchina è fra le più numerose del Belgio di cui rappresenta il 4% della popolazione. Gli ideatori e gli esecutori degli attentati islamisti di Bruxelles erano in gran parte marocchini.

Non è la prima volta che i disordini etnici si accompagnano ai festeggiamenti per una vittoria calcistica: a Parigi, in varie occasioni le vittorie del Paris Saint-Germain sono state occasione per razzie e tafferugli da parte della racaille delle periferie transalpine. Stavolta, semmai, la novità è che la partita in questione si è giocata in Costa d’Avorio, non certo a Bruxelles, quindi i “festeggiamenti” erano “a distanza”. Il ministro dell’Interno belga, Jan Jambon, ha denunciato “l’inaccettabile aggressione nel centro di Bruxelles”, ma incredibilmente ha ordinato un’inchiesta per capire se l’intervento degli agenti sia stato tempestivo ed efficace. Anziché indagare sugli immigrati, insomma, si mette nel mirino la polizia. A quanto pare, i belgi non hanno ancora imparato nulla dall’esplosione sociale del loro modello di “convivenza”.

Giuliano Lebelli

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