Front national, il 94% degli aderenti sta con Marine. Ma Jean-Marie contesta il voto

fnParigi, 30 lug – Dopo l’ultima vittoria di Jean-Marie Le Pen, con il tribunale che ha confermato anche in appello l’illiceità di un congresso solo “per corrispondenza” in cui decidere di abolire il ruolo del presidente onorario, Marine passa al contrattacco: il Front national ha infatti reso pubblici i risultati certificati di un sondaggio interno su 30mila aderenti e il 94% di loro ha approvato il nuovo statuto. Sì, quello in cui si sopprime la carica creata ad hoc per il patriarca del partito.

Si tratta, per l’appunto, di una consultazione che non ha valore legale, dato che secondo i giudici lo statuto va cambiato con un congresso vero e proprio. Ma politicamente la cosa ha un suo peso. L’idea che Jean-Marie Le Pen tenga ancora la base in pugno è in effetti il più grande incubo di Marine, che distaccandosi dal padre teme di guadagnare i consensi dei media ma di perdere quelli dei suoi militanti.

Il sondaggio dimostrerebbe invece che la larghissima base del movimento approva la linea di rottura della leader contro le intemperanze del padre. Il quale, tuttavia, ha a sua volta replicato sul suo blog, facendo notare la natura strategica di questa mossa, nonché la scarsa rappresentatività dei dati (hanno votato 29.248 aderenti su 51.551, ovvero il 56,74 %).


Le Pen ha bollato la pubblicazione del sondaggio come una “operazione di comunicazione politica, nel senso peggiore del termine”, parlando di metodi “totalmente opachi, senza possibilità di controllo”.

Secondo il cofondatore del partito, “in un momento di disoccupazione, di debiti e di deficit opprimente, di immigrazione di massa, di insicurezza insopportabile, il Front national non ha niente altro da fare che dar vita a una consultazione irregolare e inutile? Farebbe ridere se non si trattasse della sola speranza di salvezza della Francia e dei francesi… Per un’ultima volta chiedo ai dirigenti del Front national di ritrovare la ragione e il cammine dell’unità, prima che sia troppo tardi”.

Adriano Scianca

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