Giappone: gli 80 anni dell’imperatore che forse sarà ancora divino

gggggTokyo, 24 dic – Il 125mo imperatore seduto sul Trono del Crisantemo, la monarchia mai interrotta più antica del mondo fondata nel 660 a.C., ha compiuto ieri 80 anni ed in Giappone è festa nazionale. Più di 25 mila persone, quasi tutte sventolando la bandiera del Sol Levante, hanno atteso sotto la finestra del palazzo imperiale il saluto di Akihito. Quando l’imperatore si è affacciato al balcone la folla lo ha accolto al grido “Banzai!” (lunga vita). Il sovrano nipponico ha pronunciato un discorso carico di significati rendendo omaggio all’imperatrice Michiko: “Essere imperatore può essere un compito solitario”, ha dichiarato Sua Maestà Imperiale Akihito in un’intervista diffusa dall’agenzia imperiale. “Ma la presenza al mio fianco dell’imperatrice mi ha dato conforto e gioia. Lei ha sempre rispettato la mia posizione e mi ha sostenuto”. L’imperatore ha poi voluto ricordare le vittime delle catastrofi naturali che hanno colpito negli ultimi anni il paese esprimendo la propria vicinanza alle famiglie.

Lo scorso aprile il sovrano ha festeggiato insieme al premier nipponico Shinzo Abe il “giorno della sovranità”, un giornata di celebrazioni voluta da Abe per ricordare ai giapponesi che il loro paese non è più una colonia americana. Per l’occasione un’orchestra suonò appositamente il Kimigayo, l’antico inno nazionale messo al bando nel dopoguerra mentre la folla gridava «Banzai!».

Nonostante che, con la sconfitta nel secondo conflitto mondiale e l’occupazione statunitense, l’imperatore non venga più formalmente considerato di natura divina, il premier Shinzo Abe pare abbia in programma di restituirgli le prerogative tradizionali peculiari del tennō, «l’imperatore celeste». Sarebbe una svolta sensazionale e decisamente significativa.

In seguito infatti alla dichiarata volontà di ripristinare un esercito nazionale e alle numerose rivendicazioni volte a riaffermare la sovranità nazionale anche nel campo costituzionale, il governo giapponese potrebbe così cancellare il “Tenno no ningen sengen” (la “Dichiarazione della natura umana dell’imperatore”) pronunciata da Hiroito via radio nel gennaio 1946.

Una svolta forse incredibile ma certamente non impossibile, considerando che la popolazione, al di là dei cambiamenti tecnologici, ha conservato uno spirito fortemente tradizionale. Basti pensare che quando il deputato Taro Yamamoto, nel novembre scorso, ha osato consegnare a mano una lettera all’imperatore Aikhito durante una cerimonia ufficiale, ha scatenato una ridda di polemiche. Il registra Tatsuya Mori, in una recente intervista a Japan News, ha dichiarato: “C’è un sistema imperiale in tutti noi, ogni cittaddino giapponese ha una profonda ammirazione nei confronti dell’imperatore. Mentre molti politici e burocrati perseguono i propri interessi personali, l’imperatore pensa veramente a ciò che è meglio per il popolo.”


Eugenio Palazzini

 

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