siriaRoma, 22 gen – Si chiama “Ginevra 2” ma si svolgerà a Montreaux, perché a Ginevra è in corso il Salone dell’orologio. Solo questo dato preliminare la dice tutta sulla serietà dell’appuntamento svizzero atteso da mesi in cui si dovrebbero decidere le sorti della Siria.

In riva al lago di Ginevra – almeno un legame con la città che dà il nome all’evento esiste… – si consumerà probabilmente la classica passerella diplomatico-mediatica, fra discussioni infinite su ogni sillaba, compromessi estenuanti e retorica a piene mani. Il che, beninteso, può anche non essere un male: talvolta la “melina” è un’abile strategia, quando c’è da addormentare la partita e mettere al sicuro un risultato. E, smontando sul nascere i propositi bellicisti franco-american-sauditi, Assad il risultato l’ha già ottenuto.

Resta comunque da interrogarsi sul senso di appuntamenti di questo genere. Fino a questo momento, tutto si è giocato, come in un film di Nanni Moretti, su chi viene e chi no. Solo qualche giorno fa Ban Kii-moon ha formalmente invitato l’Iran, cosa che però ha suscitato proteste dell’opposizione siriana fino al definitivo abbandono di Teheran. L’Arabia saudita, invece, sarà presente senza che la cosa crei grossi imbarazzi a qualcuno.

Gli stessi ribelli sono divisi fra loro e in Svizzera saranno presenti delegati dell’ala moderata che sembrano davvero poco rappresentativi delle forze effettivamente in campo sul fronte anti-assadista.

Quanto al governo siriano, saranno presenti dei delegati di non primissima fascia, pronti a fare il compitino ma senza reale potere contrattuale. Segno che anche a Damasco si prende l’appuntamento per quello che è. Un no categorico, in ogni caso, è giunto da Assad a ogni ipotesi di transizione controllata del potere nel Paese: i cambi di governo, ha sempre ribadito il rais, in Siria li decide il popolo siriano, non altri. Il che è anche comprensibile: chi parteciperebbe a un tavolo di lavoro che avesse come obiettivo la propria eliminazione? Tanto più in un momento in cui militarmente Damasco sente che il peggio è passato.

Questo è sicuramente il principale scoglio su cui si arenerà la conferenza di pace. Fallito il progetto di deposizione indolore di Assad e resa sostanzialmente impraticabile l’ipotesi di un governo “di larghe intese” con membri moderati di regime e opposizione, restano sul tavolo gli obbiettivi minori, lo scambio dei prigionieri e il cessate il fuoco. Sul primo potrebbero essere tutti d’accordo ma si è ancora sul vago quanto a chi, come e dove liberare. Sul secondo c’è l’assenso di Assad e il niet dei ribelli, per i quali deporre le armi significherebbe avvicinare di molto il momento della resa.

Il fallimento della kermesse svizzera, in ogni caso, non farà altro che rafforzare l’iniziativa russo-iraniana e ridimensionare ancora di più i Gianni e Pinotto della diplomazia mondiale, ovvero Obama e Kerry. Non foss’altro per questo, ne sarà valsa la pena.

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