Gli americani volevano punire Medici senza Frontiere?

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Ospedale di Kunduz gestito dall’organizzazione Medici senza Frontiere, in fiamme dopo l’attacco americano

Kunduz, Afghanistan, 07 ott – Cosa c’entra l’accordo di partnership trans-pacifica (Tpp) con il massacro dell’ospedale gestito dall’organizzazione non governativa Medici senza Frontiere (Msf) a Kunduz in Afghanistan, una città attualmente sotto il controllo dei Talebani, compiuto a opera dei bombardamenti americani della notte tra il 2 e il 3 ottobre scorso?

Secondo alcuni analisti indipendenti, molto, tanto che questi iniziano a chiedersi se si sia trattato veramente di un incidente oppure – ancora più esplicitamente – se Obama non abbia dato un ordine esplicito per quello che allora sarebbe stato un macabro avvertimento o una sanguinosa vendetta che ha reclamato 22 vittime tra cui numerosi medici oltre che pazienti.

Un attacco condotto per un’intera mezzora, nonostante che, secondo Msf, tutte le parti in conflitto fossero state avvertite dell’assenza di armi o di combattenti attivi all’interno della struttura, le cui coordinate Gps erano state comunicate con precisione.

L’antefatto: contrariamente al suo usuale basso profilo, Msf è stata particolarmente attiva e perfino aggressiva nella denuncia di alcuni aspetti del Tpp. In una intervista dello scorso maggio, Judit Rius Sanjuan, coordinatrice della campagna di Msf per l’accesso ai farmaci, dichiarava: “Non è nostra abitudine [fare campagne di questo tipo] e la ragione è che siamo molto preoccupati. Stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che l’opinione pubblica sia avvertita”.

Sebbene Msf, già vincitrice del premio Nobel per la pace, come il presidente americano Obama del resto ma forse con qualche ragione in più, si sia riservatamente ma attivamente opposta al grande accordo Tpp per anni, le recenti lettere aperte a Barack Obama e una campagna diretta al pubblico e alla stampa hanno evidenziato un nuovo livello della pressione esercitata dall’organizzazione.

Ma qual è il problema? Semplicemente, il costo dei farmaci. Specificamente, le leggi sulla proprietà intellettuale e i brevetti che con l’entrata in vigore dell’accordo trans-pacifico avrebbero favorito i grandi gruppi farmaceutici.

In tutti I paesi firmatari dell’accordo, dovranno essere modificate le leggi per la protezione della proprietà intellettuale dei farmaci, incluso ma non limitato ai brevetti”, spiegava ancora Sanjuan, aggiungendo che “gli effetti di questi nuovi obblighi costituiranno una forte limitazione all’introduzione e alla competitività dei farmaci generici, col risultato di aumentare il costo delle medicine”, con specifico riferimento alla prossima classe di farmaci biologici di nuova generazione.

La campagna contraria alle prescrizioni del Tpp allineate con Big Pharma aveva già allora, secondo alcune fonti, sollevato una forte irritazione alla Casa Bianca, la cui sensibilità alle pressioni delle lobby multinazionali è fin troppo nota.

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Campagna di Medici senza Frontiere contro le misure del TPP favorevoli a alle grandi case farmaceutiche

Una recente lettera di Medici senza Frontiere al presidente Obama alludeva chiaramente alla natura umanitaria dell’opposizione del gruppo all’accordo commerciale: “Msf crede che sia fondamentale colmare il divario nell’accesso alle medicine per milioni di persone nel mondo. Il Tpp potrebbe essere un’opportunità per compire significativi progressi verso questi obiettivi. Al contrario, nella sua forma corrente il Tpp pone un rischio per la salute di milioni di persone”.

Con un tempismo impressionante, le negoziazioni sul Tpp si sono concluse ad Atlanta, in Georgia (Usa), all’alba del 5 ottobre, esattamente due giorni dopo la strage di Kunduz e la disputa risolta in extremis ha riguardato proprio la protezione di brevetti farmaceutici, sulla quale insistevano gli americani e che vedeva invece la resistenza di nazioni guidate dall’Australia, interessate a velocizzare l’introduzione di prodotti generici. Il compromesso prevede ora una protezione tra cinque e un massimo di otto anni per farmaci biologici, rispetto alla richiesta statunitense di dodici anni.

Il Tpp, che per la propria effettiva entrata in vigore richiede la ratifica da parte dei parlamenti nazionali e che, almeno nelle intenzioni ufficiali, prevede l’abbattimento delle barriere doganali per le merci e i servizi, facilitazioni per le delocalizzazioni industriali e la standardizzazione delle legislazioni in materia tra l’altro di lavoro e ambiente, vede la partecipazione di 12 paesi che rappresentano complessivamente 800 milioni di persone e il 40% del Pil mondiale: Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Perù, Cile, Nuova Zelanda, Messico, Malesia, Vietnam, Singapore e Brunei, tra cui spicca l’assenza della Cina ma anche della Corea del Sud.

A seguito della conclusione delle negoziazioni sul trattato, Msf ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Medici senza Frontiere esprime la propria costernazione sul fatto che i paesi aderenti al Tpp abbiano concordato con il governo degli Stati Uniti e con le compagnie farmaceutiche multinazionali l’aumento del presso delle medicine per milioni di persone, estendendo senza reale necessità i monopoli e rimandando ulteriormente la competizione dei farmaci generici in grado di abbassare i prezzi. I grandi perdenti nel Tpp sono i pazienti e i fornitori dei trattamenti medici nei paesi in via di sviluppo. Sebbene il testo [del Tpp] sia migliorato rispetto alle richieste iniziali [degli Usa e dei grandi farmaceutici], Il Tpp sarà comunque ricordato nella storia come il peggior accordo commerciale per quanto riguarda l’accesso alle medicine nei paesi in via di sviluppo, che saranno costretti a cambiare le proprie leggi per incorporare le protezioni abusive della proprietà intellettuale a favore delle compagnie farmaceutiche”.

Saranno state sufficienti le poche migliaia di miliardi di dollari in gioco  nei prossimi anni e decenni per indurre le grandi lobby del farmaco a chiedere alla propria polizia privata – alias esercito americano – di scatenare una reazione tanto efferata contro l’indifesa organizzazione umanitaria?

Sarà stato questo spaventoso segnale a indurre i paesi più recalcitranti a chiudere l’accordo in fretta e furia appena due giorni dopo?

Msf per la verità non ha direttamente puntato il dito su una possibile connessione tra la propria feroce ma pacifica opposizione alle prescrizioni del Tpp in materia di farmaci e l’incidente di Kunduz, ma la richiesta pressante da parte dell’organizzazione per una inchiesta internazionale realmente indipendente e assolutamente non unilaterale offre qualche spunto, anche alla luce delle ben quattro versioni divergenti offerte nel giro di pochi giorni dalle autorità di Washington (non si sa chi è stato, ce l’hanno chiesto gli afgani, c’erano i terroristi all’interno, è stato un malaugurato incidente).


In ogni caso, ora il pubblico europeo, per addormentato e manipolato che sia, dovrebbe essere cosciente di cosa lo aspetta con la prossima entrata in vigore anche del Ttip, cugino atlantico del Tpp, e anche i soggetti che tuttora vi si oppongono, tra cui importanti personalità francesi anche di governo, sono avvertiti: il rischio di malaugurati incidenti è previsto in aumento.

Francesco Meneguzzo

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