Gli Usa non hanno rinunciato alla guerra in Siria

kerryWashington, 22 ott – Washington ancora non ha digerito la risoluzione per via diplomatica della vicenda siriana. Obama, dopo aver indossato la divisa ed aver annunciato ai quattro venti la sua intenzione di attaccare Damasco, è stato costretto ad un precipitoso dietrofront da Putin. I democrats però sono tutt’altro che contenti di questa soluzione pacifica alla crisi medio-orientale.

Kerry, il fidato segretario di stato di Obama, è stato chiaro: “Se Assad sarà rieletto in Siria la guerra continuerà”. Kerry è pronto ad esportare la democrazia anche a Damasco, qualora l’esito di democratiche elezioni in Siria non dia un esito gradito a Washington. Un vero controsenso.

Ed anzi, Amnesty Internetional pare persino intenzionata a denunciare quali crimini di guerra i raid organizzati dall’aviazione Usa mediante l’utilizzo di droni nello Yemen. I recenti attacchi militari nella penisola yemenita sono stati taciuti dai principali media e sono soggetti al segreto militare: la nota ong umanitaria ha però analizzato approfonditamente alcuni attacchi condotti dagli aerei senza pilota americani.

I rapporti stilati da Amnesty parlano di raid condotti contro obiettivi civili, che hanno causato morti tra la popolazione e che risulterebbero del tutto ingiustificati.

Kerry però si dice pronto a continuare la politica estera aggressiva condotta sin qui dall’amministrazione Obama e si dice pronto a scagliarsi contro la Siria, continuando, illegalmente, a sostenere i terroristi jhadisti in medio-oriente.

Quanto dichiarato dal segretario di stato americano è la prova inconfutabile che dietro queste ribellioni sanguinose in Siria ci sia lo zampino dell’intelligence statunitense, che sta agendo dietro le quinte supportando i mercenari fondamentalisti islamici armati da Qatar e Turchia.

Agli Usa non interessa che tutto il popolo siriano, in questi tre anni di dura guerra civile, si sia stretto attorno al suo presidente e che probabilmente, proprio al fine di pacificare la situazione, l’uscita di scena di Assad potrà avvenire solo quando i nemici della Siria saranno sconfitti e Damasco sarà riuscita a difendere la sua indipendenza e sovranità.

 


Federico Depetris

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