tsipras greciaAtene, 26 giu – In questi giorni assistiamo all’ennesima schermaglia tra governo greco e Unione Europea. Discussione nata con i due interlocutori in assetto di guerra che poi, mano mano, si mostrano sempre più disposti a smussare le richieste e, probabilmente, ad essere risposti a stringere un accordo quale che sia. Tsipras in particolare, eletto sulla base di promesse al limite dell’assurdo è costretto ad interpretare il ruolo di “falco”, ma non vede l’ora di accettare una qualunque proposta decente della controparte.

Ci sono almeno due ragioni che spingono, da direzioni opposte, perchè si giunga ad un compromesso. Dal lato greco è evidente che il governo non intende affrontare la fantomatica “uscita dall’Euro” perchè non ha idea di cosa possa accadere e ritiene, a ragione, di non avere nè le capacità politiche nè il consenso adatto per traghettare la società greca nell’imprevedibile scenario post-euro. Dal lato europeo ovviamente si vuole evitare che il bluff greco dell’abbandono dell’euro possa diventare una minaccia ed una realtà, soprattutto perchè creerebbe un precedente potenzialmente letale per tutto il sistema europeo da ora in avanti per ogni singola crisi.

In aggiunta a tutto questo non sono secondarie le pressioni esercitate dagli Usa in questo contesto; pressioni sull’Europa e sui singoli governi europei perchè offrano l’ennesima ciambella di salvataggio alla Grecia. Ovviamente non è la filantropia a muovere gli americani: piuttosto l’amministrazione Obama è spaventata dal fatto che una Grecia lasciata a sè stessa possa diventare sensibile alle offerte della Russia. Un membro Nato in rotta con l’occidente e in avvicinamento all’orbita russa è qualcosa che gli strateghi di Washington vogliono evitare ad ogni costo. Tanto più che il costo non è a loro carico.

Quindi sì: alla fine si troverà un accordo. Un inutile accordo. Un accordo basato su premesse e calcoli politici e non su analisi economiche anche elementari. Un accordo che sembra ignorare quel che tutti sanno: l’economia greca è assolutamente paralizzata e non può essere un ulteriore prestito a migliorare la situazione. Un accordo inutile che costringerà gli stessi attori a sedersi nuovamente ad un tavolo, ancora una volta, entro qualche mese. Solo con uno scenario sempre più grave. Per quanto proseguirà questa pantomima? Probabilmente fino a quando la corda non si spezzerà e non sarà più possibile posticipare la soluzione del problema. Fino a quando qualcuno non saprà indicare una nuova e coraggiosa via d’uscita: una nuova strada che, con tutta probabilità, Tsipras non è abbastanza abile per tracciare.

Guido Taietti

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