yanis varoufakisAtene, 28 gen – È Yanis Varoufakis, 53enne professore di economia con passaporto australiano, il nuovo ministro delle Finanze di Grecia. Consigliere dell’ex premier George Papandreou ma eletto tra le fila di Syriza, toccano a lui in dote la partita della crisi e la sfida dell’immenso debito pubblico che grava sulla penisola ellenica.

“Distruggeremo le basi su cui hanno costruito, decennio dopo decennio, un sistema che succhia l’energia e il potere economico da ogni altro membro della società”, ha proclamato di recente durante un’intervista concessa ad un’emittente britannica. Tanto bastò per fargli guadagnare il titolo di falco anti-austerità. Ha avuto anche occasione, nel frattempo, di definire il programma di Syriza pieno “buone intenzioni e di promesse” che, però, “non possono e non saranno soddisfatte”. Salvo poi accettare comunque l’incarico di governo.

Nonostante i toni da duro, Varoufakis ha già messo che la Grecia non uscirà dall’euro. E sarebbero anche a zero le possibilità, secondo il neoministro, che il paese possa essere cacciato dalla moneta unica. Cosa rimane? “Serve innanzitutto una significativa svalutazione del debito”, spiega. Senza però pregiudicare l’integrità dell’unione economica: “Posso assicurarvi che non andrò all’Eurogruppo cercando una soluzione che sia buona solo per il contribuente greco e cattiva per l’irlandese, lo slovacco, il tedesco, il francese e l’italiano”. L’unica possibilità perché queste due condizioni possano contemporaneamente verificarsi è tentando di riagganciare la crescita: solo così il debito di Atene, senza che si proceda a cancellazioni o ristrutturazioni unilaterali, si diluirà nel tempo. Peccato che, stando a quanto sosteneva Varoufakis in persona non più tardi di novembre, le aspettative di una crescita greca fossero “una perversa distorsione della realtà”. Cosa sia accaduto nelle ultime settimane in grado di fargli cambiare idea, non è dato sapere.

L’esecutivo Syriza, almeno nelle sue battute iniziali e dopo l’alleanza siglata con il centrodestra, sembra così confermare le aspettative nutrite nei suoi confronti sin dall’inizio: nessuna misura di peso nei confronti del rigore imposto dalla Troika, ma generici proclami che, nella migliore delle ipotesi, non riusciranno a trascinare la Grecia fuori dal baratro.

Filippo Burla

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