grecia statua bandieraAtene, 10 ago – Si stringono i tempi per conoscere il destino della Grecia. Dato ormai per acquisito che l’accordo sarà trovato, nonostante la linea oltranzista di Tsipras durata fino al referendum e nonostante l’esito di quest’ultimo, resta da vedere quali saranno i dettagli del nuovo piano, un vero e proprio memorandum che sembra non volersi discostare dai primi due già siglati.

Oggi pomeriggio è previsto un incontro di vertice fra i ministri delle Finanze e dell’Economia, Tsakalotos e Stathakis, che si siederanno con i rappresentanti della Bce, del Fondo monetario e del Meccanismo europeo di stabilità per definire alcuni fra gli ultimi aspetti del prestito da 86 miliardi di euro di cui Atene ha bisogno. Non è detto che l’accordo sia imminente, ma è sicuro che almeno entro il 20 agosto nelle casse del governo arriveranno i 3.4 miliardi necessari per il rimborso alla Bce. In caso contrario, scatterebbe un default tecnico che manderebbe all’aria mesi di lavoro di cesello.

Nel pacchetto di riforme allo studio tagli per almeno 500 milioni alle spese militari, il progressivo azzeramento dei sussidi e contributi all’agricoltura – settore di suo già provatissimo da crisi e moneta sopravvalutata, privatizzazioni e liberalizzazioni. Partita ancora aperta sulle pensioni, dove il governo è riluttante a cedere ancora terreno dopo che negli ultimi anni dopo che gli assegni previdenziali hanno, in cinque anni, perso in media il 44% dell’importo.

Piano di salvataggio o schizofrenia dei creditori? Il taglio sulle spese militari è esemplificativo: si chiede ora di tagliare dopo che negli anni scorsi nessuno aveva pensato di toccarle. Sarà forse perché una quota fra il 10 e il 15% delle esportazioni di armamenti della Germania finisce proprio..in Grecia? E sempre il principe dei creditori, con la società Fraport che gestisce lo scalo di Francoforte, sta seriamente pensando di entrare nel business delle concessioni puntando a rilevare il controllo di almeno 14 aeroporti.

Stando che difficilmente la Grecia potrà mai ripagare questi nuovi 86 miliardi di aiuti, l’impressione è che, più che di fronte ad un piano di salvataggio, si sia davanti ad un assalto alla diligenza. L’obiettivo? Raschiare il fondo di quanto è rimasto al “cattivo” debitore, e come nel più classico dei fallimenti cercare di portare a casa il più possibile.

Filippo Burla

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