lepensalviniBruxelles, 29 mag – E’ composto di veti, dati e ricevuti, il nodo che Marine Le Pen (che ieri ha incontrato a Bruxelles Matteo Salvini della Lega Nord e i rappresentanti di Fpo, Vlaams Belang e Pvv) dovrà sciogliere per la creazione di un gruppo parlamentare a Bruxelles. L’importanza di un gruppo parlamentare, va detto, nel parlamento europeo è molto più che simbolica: sia per motivi economici che di agibilità politica.

Infatti, da una parte la formazione di un gruppo dà diritto a cospicui finanziamenti (che in questo caso potrebbero raggiungere i 3 milioni di euro), dall’altra consegna una serie di prerogative che i non iscritti non hanno: tra queste maggiori tempi di parola, la possibilità accedere alla presidenza delle commissioni, di avere propri uffici e impiegati, una partecipazione molto più efficace ai meccanismi istituzionali del parlamento. Insomma i gruppi politici regolarmente costituiti, ancora di piu di quanto avvenga ad esempio nel parlamento italiano, sono il fulcro dell’attività politica degli eletti di Bruxelles.

Per poter creare un eurogruppo sono necessari 25 deputati e 7 differenti paesi rappresentati. Se il primo requisito è di fatto già assolto (solo il Front ne conta 24 già da solo) mancano al momento all’appello altri 2 paesi oltre i 5 presenti all’incontro di ieri e alla successiva conferenza stampa.

Alcuni dei movimenti teoricamente graditi al Front, come il partito popolare danese e i Veri finlandesi, hanno fatto sapere al momento di non gradire loro la compagnia del movimento transalpino, e di preferire rimanere, come nella scorsa legislatura, nel gruppo del quale è capofila l’Ukip di Farage, che ha anch’esso chiuso da tempo alla Le Pen.

Tecnicamente, sarebbero tuttavia sufficienti i 3 deputati di Alba Dorata (il portavoce Kasidiaris già da prima delle elezioni ha dato disponibilità in questo senso) e l’eletto dell’NPD per chiudere i giochi e procedere con la formazione dell’eurogruppo. Ma, anche se in un’intervista alla televisione greca di 2 mesi fa Jean Marie Le Pen aveva espresso solidarietà al movimento greco sottolineando come le accuse nei suoi confronti fossero strettamente legate alla volontà di delegittimare un movimento che in Grecia sta lottando per il popolo e contro i poteri forti, la figlia Marine non sembra essere dello stesso avviso.

Nella conferenza di ieri insieme agli attuali quattro alleati, infatti, ha confermato l’indisponibilità ad accogliere nel costituendo gruppo sia Alba Dorata che l’Npd, oltre che i bulgari di Ataka e gli ungheresi di Jobbik.

Una chiusura, quella del Front National, legata più che a motivi ideologici – pur nelle differenze, è assolutamente evidente che potrebbe essere stilata una piattaforma programmatica su 3-4 temi condivisi, dall’immigrazione, alla posizione critica nei confronti dei diktat UE e dei trattati, alla lotta contro gli euroburocrati – al processo di dédiabolisation perseguito già da tempo dal Front. In altre parole, appare evidente come la Le Pen più che da questioni programmatiche sia preoccupata dai possibili grattacapi sul fronte interno francese, vale a dire dalla necessità di render conto agli organi di informazione francese dell’alleanza con quelli che la vulgata dei media mainstream definisce “neonazisti”.

Certo, forse andrebbe ricordato che non molto differente era la definizione che si dava del Front fino a poco tempo fa (e in una qualche misura ancora oggi). Ed è anche probabile che in cuor loro molti militanti del Front, a cominciare come detto dal suo leader storico, vorrebbero che le cose andassero diversamente.

Si sa del resto, che le ragioni della realpolitik non sempre coincidono con quelle del cuore. Ma va anche sperato che la supposta realpolitik non si trasformi in un’importante occasione persa.

Cristiano Coccanari

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