obamaBerlino, 14  lug – Doppio cartellino giallo ed espulsione. Così la Germania ha accompagnato alla frontiera il capo dei servizi Usa a Berlino. Una decisione senza precedenti. Un clima da guerra fredda. Ma perché i tedeschi hanno deciso di compiere l’estremo gesto ai danni di un esponente di spicco dei nostri fraterni alleati?

L’espulsione è stata decisa “per il mancato chiarimento sollecitato da lungo tempo” sull’attività degli agenti segreti americani in Germania. In più, secondo le barbe finte ci sarebbe un ufficiale della Bundeswehr al soldo di Washington.

“Una maggiore fiducia può significare più sicurezza”, è stato il commento di Angela Merkel, secondo cui “se le accuse si dimostrassero vere, sarebbe una chiara contraddizione con quanto considero una leale collaborazione tra agenzie e alleati”. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha affermato: “Che gli Stati Uniti reclutino da noi persone di terza categoria è veramente sciocco. E di fronte a una simile idiozia, non si può che piangere”. Nei giorni scorsi come ha riferito l’Ansa: “Il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier incontrerà nel weekend a Vienna l’omologo statunitense John Kerry col quale parlerà del caso di spionaggio americano in Germania che ha portato alla clamorosa decisione della Germania di espellere il capo dei servizi Usa da Berlino. Steinmeier e Kerry si vedranno a margine di una nuova riunione dei 5+1 sul programma nucleare dell’Iran, ha riferito il ministero degli Esteri tedesco”. Ma da quel vertice non è trapelato nulla sull’argomento.

Intanto l’Unione Europea come dovrebbe comportarsi davanti a queste intromissioni? La risposta tedesca sembra quella più giusta. Ma non tralasciamo i particolari. La realtà è molto più complessa. Vediamo perché.

Lo studioso Gian Andrea Gaiani ci offre uno spaccato originale della situazione: Sarebbero ben 35 i vertici politici e militari spiati direttamente dalla NSA (National Security Agency). Rimane un dubbio: ma perché nessuno di loro utilizza telefoni sicuri o criptati? Dobbiamo forse ritenere che l’intrusione nella nostra vita politica, economica e di sicurezza sia stata considerata dai nostri governanti un dato di fatto ineluttabile e accettata con rassegnazione? Un’ipotesi credibile se consideriamo che dopo lo scandalo Echelon e prima del Datagate di Snowden anche i noti Wikileaks di Julian Assange avevano rivelato all’opinione pubblica fino a che livello gli Stati Uniti ficcassero il naso negli affari di tutto il mondo, incluso nei nostri, senza farsi troppi scrupoli nel distinguere amici e nemici”.

Ed è qui che scatta il paradosso pirandelliano: l’importante è che non si sappia in giro. Nella novella La verità, Luigi Pirandello racconta la storia di un marito, che pur essendo a conoscenza dei tradimenti della moglie, preferisce far finta di non vedere. Ma quando la verità viene allo scoperto, l’individuo è costretto a difendere il suo prestigio sociale fino ad uccidere l’amata consorte per mantenere integro il suo onore. L’Europa succube sapeva ma taceva per mantenere una certa credibilità.

Ma gli States dal canto loro affermano che controllavano gli europei per il loro bene. Certo. Intercettavano il cellulare della Merkel per tener sotto controllo il suo colesterolo.

Insomma, quelle delle intercettazioni USA ai suoi alleati è la scoperta dell’acqua calda. Ma allora i tedeschi perché si sono svegliati proprio ora? Semplice. Oggi c’è una trattativa in corso tra le due sponde dell’Atlantico. Si chiama TAFTA (Transatlantic Free Trade Area). È una nuova NATO economica. Con questo trattato i margini di libero scambio con i Paesi emergenti i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sarebbero assai difficili. I tedeschi hanno scelto di alzare la voce per primi con la speranza che qualcuno segua il loro esempio. Non sarà facile. Però ora si riesce a comprendere meglio il quadro delle relazioni internazionali. Quindi, chi fomenta l’odio verso i germanici non lo fa in nome dell’Europa dei Popoli, ma per soddisfare gli appetiti di Washington. È passato un secolo dall’inizio della Grande Guerra, speriamo che qualcuno ha compreso la lezione. Un secolo di schiavitù può bastare.

Salvatore Recupero

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Salvatore Recupero
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1980 e cresciuto a Furnari in provincia di Messina. Vive a Roma dove ho conseguito due lauree: una in Scienze dell’Amministrazione presso l’Università La Sapienza e l’altra in Editoria e Giornalismo con una tesi sul “giornalismo multimediale” presso la Lumsa. Dodici anni fa ha iniziato a collaborare con alcuni periodici occupandosi di politica interna ed internazionale. Da studente universitario ha affiancato alle collaborazioni giornalistiche l'attività di consulente marketing ed editing per la Casa editrice Nuove Idee. Dal dicembre 2013 la sua attività giornalistica è focalizzata principalmente su tematiche economiche e finanziarie per Il Primato Nazionale.

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