gazaaaaaRoma, 21 lug – Gli annali già grondanti sangue della storia di Gaza ora devono registrare anche il loro Bloody Sunday. La giornata di domenica, infatti, ha fatto registrare un picco tragico nella mattanza che da giorni sta ormai stritolando la Striscia. Sarebbero oltre 120 i morti, per un totale complessivo di circa 500 vittime e più di 3000 feriti dall’inizio del conflitto.

Quello di ieri è stato il giorno di guerra più sanguinoso degli ultimi 5 anni.

L’evento più tragico a Sajaya, popoloso rione a ridosso di Gaza City, dove sotto i bombardamenti israeliani sono morti, secondo fonti locali, oltre 60 persone, di cui 17 bambini e 14 donne. A Rafah una famiglia è stata sterminata da un raid israeliano che ha colpito la loro casa. Anche un asilo della cooperazione italiana è stato raso al suolo dall’esercito israeliano.

Israele, dal canto suo, ha riconosciuto la perdita di 13 soldati nelle operazioni, per un totale di 18 morti dall’inizio dell’invasione. Tra questi due soldati israelo-americani: il californiano Max Steinberg e il texano Nissim Sean Carmeli.

Si prospetta all’orizzonte, inoltre, un secondo caso Gilad Shalit dopo la rivendicazione del braccio armato di Hamas della cattura di un militare impegnato nell’offensiva.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, giunto in Qatar, nuovo crocevia diplomatico in queste ore, ha parlato dal canto suo di “atrocità” a Gaza, chiedendo a Israele di “fare di più” per salvaguardare la vita dei civili. E sempre da Doha, il presidente palestinese Abu Mazen ha sollecitato una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dopo i fatti di ieri, definendo la situazione nella Striscia ormai “insopportabile“.

Il bombardamento di Sajaya, è “una nuova Sabra e Shatila”, per l’ambasciatrice dell’Autorità palestinese in Italia, Mai al Kaila.

Di fronte ai fatti di Sajaya le parti hanno aderito ad una richiesta di tregua umanitaria. In quel lasso di tempo si sono aiutati i feriti e recuperati i cadaveri. Il premier Netanyahu ha ribadito che Israele “completerà la missione” fino a che la quiete non sarà ripristinata nel sud e nel centro del Paese.

Intanto la situazione umanitaria nella Striscia è al collasso. Le persone che a Gaza cercano rifugio presso le strutture messe a disposizione dall’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unrwa) sono ormai più di 83mila. Il numero delle persone che fuggono dai combattimenti è aumentato di oltre il 400% negli ultimi quattro giorni. L’Unrwa ha messo a disposizione 60 scuole e ha lanciato un appello per la raccolta di 60 milioni di dollari. Testimoni parlano di numerosi cadaveri riversi in strada dato che le ambulanze non riescono a soccorrerli a causa degli intensi raid aerei israeliani. In città si susseguono i cortei funebri, nonostante gli attacchi israeliani.

Adriano Scianca

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