Il modello universitario anglosassone? Non piace neanche agli inglesi

 

indexLondra 21 nov – Spesso preso come esempio dai nostri ministri bocconiani per giustificare tagli e privatizzazioni, il modello universitario inglese non piace affatto ai sudditi della Regina Elisabetta.

È quanto emerge da un rapporto pubblicato dall’Ufficio di Statistica Nazionale inglese.

Secondo l’analisi, se si esclude Londra, dove il 60% della popolazione ha frequentato l’università, nel resto dell’Inghilterra pochi decidono di iscriversi: nel nord del paese, ad esempio, solo il 29% dei cittadini ha cercato di prendere una laurea. A nulla sono serviti i milioni di sterline spesi dal governo per incentivare i giovani ad iscriversi all’università. Dal rapporto si evince inoltre che in dieci anni è aumentata notevolmente la percentuale di laureati che svolgono una professione per la quale non è necessaria una laurea: dal 37 al 47%. Le uniche lauree che garantiscono un lavoro certo e ben retribuito sono odontoiatria, farmacologia e medicina.


Che, dal punto di vista della ricerca, l’università inglese sia all’avanguardia è fuori di ogni dubbio. Basti pensare che, ad esempio, la Cambridge University, ha una vera e propria casa editrice, la Cambridge University Press, tramite la quale, ogni anno ciascun dipartimento sforna almeno 200 volumi. Le cause di questi numeri sono semplici: nonostante alcune università inglesi siano ai primi posti al mondo per la qualità della didattica, l’iscrizione costa cara: fino a 9000 sterline. Inoltre, si ha una buona professione solo se ci si è laureati in uno degli atenei prestigiosi: secondo il rapporto, la laurea in un istituto “famoso” vale 3,6 sterline l’ora in più in busta paga, nel mondo del lavoro. E gli iscritti calano.

Michael Mocci

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