Il mondo sull’orlo della crisi alimentare

campi-tra-kalaw-lago-inle-birmaniaNew York, 13 mar – Se entro mezzo secolo il mondo non avrà aumentato la propria produttività in termini di risorse alimentari del 60% potrebbero essere guai seri. Lo scenario che ha fatto balenare Hiroyuki Konuma, assistente direttore generale del FAO e responsabile per la zona Asia-Pacifico, è piuttosto inquietante: possibilità di terrorismo, guerre civili, tumulti. La stessa sicurezza globale.

Le parole di Konuma da Ulan Bator, in Mongolia, arrivano in un momento in cui si sta investendo sempre di meno nella ricerca agricola. E le previsioni statistiche dicono che la popolazione mondiale toccherà la spaventosa cifra di 9 miliardi nel 2050. E per allora sarà bene aver già invertito la rotta,o le conseguenze non tarderanno a farsi sentire.

Della stessa opinione il professor Julian Cribb, autore di The Coming Famine: The Global Food Crisis and What We Can Do to Avoid It, che denuncia anche la progressiva scarsità di acqua, e ribadisce la futura crescita demografica.

Allo stato attuale delle cose se l’intera popolazione del pianeta vivesse come i cittadini di un Paese ipersviluppato come gli USA di vita non basterebbero le risorse di diversi pianeti come la Terra.


Uno stile di vita consumistico drammaticamente diffuso in buona parte dell’orbe terracqueo poi porta il suo contributo nella misura in cui nei paesi maggiormente sviluppati ci si è ormai abituati a percentuali caloriche molto più alte che in passato (nonché ad una noncuranza nei confronti del cibo che ha del criminale: solo in Italia le cifrano parlano di sprechi per circa 8 miliardi di euro annui).

In un mondo sempre più sovrappopolato, dove la medicina sta facendo passi da gigante nell’allungare le aspettative di vita, è tempo di fermarsi e porsi delle domande sulla possibilità di crescita perenne, in tutti i sensi, non solo economicamente parlando, ma anche in senso demografico.

Al momento la FAO stima in più di 800 milioni le persone denutrite in tutto il mondo, con la percentuale maggiore nelle zone afro-asiatiche. L’ONU intende combattere il problema puntando su una migliore distribuzione degli alimenti-base, sulla biodiversità e sull’incrementare la disponibilità di terreni coltivabili. Speriamo vivamente che siano misure sufficienti, anche se ci permettiamo di dubitare che possano essere implementate in tempi utili.

Insomma lo scenario è a dir poco inquietante: uno stile di vita criminale e malato che ci ha condizionato per decenni e che ci ha portato sull’orlo dell’implosione, una popolazione globale che sta raggiungendo cifre insostenibili per il nostro pianeta, future guerre fra poveri per qualche pugno di riso. E’ tempo di fermarsi a riflettere. Possibilmente prima del 2050.

Valentino Tocci

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