ayal-kurdi-704x400Roma, 12 set – Abdullah Kurdi, il padre di Aylan, il bambino curdo morto in seguito a un naufragio e fotografato in uno scatto che ha commosso il mondo, sarebbe stato lo scafista di quel viaggio della morte.

L’incredibile rivelazione arriva da Zainab Abbas, un’altra sopravvissuta al naufragio, accusa infatti l’uomo: “Era Abdullah Kurdi lo scafista. L’intermediario mi aveva confortato che il viaggio fosse sicuro dicendomi che il capitano stesso era in viaggio con due suoi figli piccoli e la moglie”.

Inoltre, ricorda che suo marito aveva chiesto ad Abdullah di non correre, per il rischio appunto di affondare. Il padre di Aylan, dal canto suo, ha sempre detto che alla guida della barca c’era uno scafista turco. Ma altre testimonianze inchiodano proprio lui e lo descrivono addirittura come ubriaco alla guida dell’imbarcazione.

La cosa, comunque, è ben lungi dall’essere chiarita. Molto spesso i trafficanti non partecipano direttamente alle traversate, ma affidano i barconi a uno dei migranti stessi, in cambio di uno sconto sul prezzo della traversata. Questo proprio per non correre rischi e non farsi arrestare. Che quel migrante designato fosse Abdullah Kurdi? Ma se è così, perché mentire?

Di sicuro anche questa tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica presenta diversi lati oscuri. La morte di Aylan e degli altri passeggeri resta una incredibile tragedia, ma forse il mantra dei giornalisti secondo cui “siamo tutti responsabili” potrebbe non essere vero. Forse il responsabile della sua morte, Aylan ce l’aveva in casa.

Giorgio Nigra

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