Immigrazione: la Svizzera fa un piccolo sgarbo alla globalizzazione

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In Svizzera passa il referendum anti immigrazione

Berna, 11 feb – Gli svizzeri hanno approvato un referendum “contro l’immigrazione di massa”. I sì hanno raggiunto il 50,3%. Il nuovo piano estende le “quote” anche agli immigrati provenienti dall’Europa occidentale.

Questo significa che sarà più difficile andare in Svizzera anche per gli italiani, compresi i pendolari che lavorano in Canton Ticino. Il “tetto” è esteso anche per i richiedenti asilo politico. Il referendum, che è stato proposto dalla destra nazionalista, prevede la reintroduzione di tetti massimi all’immigrazione di stranieri, ma mette in discussione i precedenti accordi pattuiti con la Ue per la libera circolazione delle persone. Indicativo il fatto che la maggior parte dei sì sia stata raccolta nei cantoni in cui si parla italiano e tedesco e nelle zone rurali.

Quel che preme sottolineare, senza farsi prendere dalle distinzioni manichee, è che comunque la si voglia vedere, gli svizzeri godono di un margine di sovranità nettamente superiore alla norma europea, e questo al di là della manifesta democrazia diretta che ci mostra un popolo elvetico chiamato spesso a decidere, tramite il sistema referendario, per il suo destino politico.

Quel che è stato approvato domenica in Svizzera va ben al di là della mera speculazione con cui molti in Italia la stanno facendo passare. Se a sinistra si è creato allarmismo, tanto da far scomodare assurdi paragoni con il passato come nel caso di qualche esponente di Sel, a destra gli si è attribuito un segnale, forte e inequivocabile, che è stato dato a Bruxelles e alle politiche migratorie lassiste.


In realtà, centro-destra e centro-sinistra sono oramai due dicotomie più che mai artefatte, ed entrambe sono sovrastate dal moloch dell’economia. La sovrastruttura è quella della globalizzazione, quella che impone la libera circolazione di uomini e merci attraverso le nazioni senza vincoli e con poche regole. Questo processo, che ci hanno descritto come ineludibile, è in realtà uno dei tentacoli con cui l’economia liberal-capitalistica sposta ricchezza nelle mani di pochi. Perchè parliamoci chiaro, al signor Rossi e a Mohamed nulla è cambiato rispetto a prima che la globalizzazione fosse diffusa come un’evangelizzazione attraverso il mondo. Quel fantasmagorico mondo che i sostenitori del mondialismo ci dipingevano è di là da venire, anzi i risultati che abbiamo sotto gli occhi sono miserrimi. Il signor Rossi oggi è disoccupato perchè la sua azienda ha delocalizzato la produzione e Mohamed è stato costretto a lasciare la sua terra d’origine per cercar fortuna in Europa. Mentre tutto questo sta avvenendo, qualcuno continua ad arricchirsi. In poche parole questa è la globalizzazione: l’opportunità di poter far circolare capitali, schiavi salariati e merci in giro per il pianeta. Un vantaggio per pochi, un danno per molti.

Ecco quindi che l’analisi che va fatta sul voto referendario svizzero assume connotati diversi. Si va oltre la preoccupazione umanistica della sinistra e oltre l’esaltazione finto-nazionalistica della destra, perchè la prima è il veicolo con cui la globalizzazione viene diffusa sul piano sociale, la seconda la trasmette sul piano economico. Al di là del bene e del male il risultato elvetico è un piccolo duro colpo dato al bassoventre dei mondialisti.

Giuseppe Maneggio

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