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Como, 5 feb – La notte tra il 25 e il 26 gennaio un automobilista italiano, risultato poi positivo all’alcooltest, ha speronato una volante della Polstrada di Busto Arsizio. All’inseguimento che ne nasce, lungo l’Autostrada dei Laghi, parte una pattuglia della Squadra volante di Como che, avendo intuito l’intenzione del fuggitivo di rifugiarsi in Svizzera, ha allertato i colleghi elvetici, tramite il Centro di cooperazione doganale di Chiasso.

Avendo ottenuto l’autorizzazione, in accordo al trattato di Schengen, la volante continua l’inseguimento in direzione della frontiera col paese elvetico. Arrivati però alla dogana gli agenti italiani sono stati fermati, disarmati, sottoposti addirittura all’etilometro e condotti alla caserma di polizia di Lugano ed interrogati separatamente per oltre tre ore. Nel frattempo, 5 chilometri oltre il confine elvetico, il fuggitivo è stato arrestato dalla polizia svizzera e denunciato. I poliziotti italiani sono stati poi riaccompagnati alla frontiera e, restituite loro le armi d’ordinanza, hanno potuto finalmente fare ritorno alla loro caserma dove hanno compilato un dettagliato rapporto di servizio, finito inevitabilmente sulla scrivania dei superiori e – visto la gravità dei fatti – del Ministro Alfano.

Questi sono i fatti, resi pubblici dopo alcuni giorni di doveroso riserbo, che rischiano di aprire un incidente diplomatico, dei quali non poteva esimersi di parlare Felice Romano, segretario generale del sindacato di polizia Siulp: «è una umiliazione all’intera nazione e ai due poliziotti comaschi oltre che una palesa violazione del patto di cooperazione esistente tra i due Paesi». «Questa vicenda,» continua Romano «denunciata direttamente da me ai massimi vertici del Dipartimento della P.S. per chiedere spiegazioni e un intervento immediato per ripristinare l’onore e il prestigio dei due poliziotti ma anche dell’intera Istituzione polizia e dell’Italia è l’ennesima dimostrazione di quanto sia bassa la considerazione che i Paesi confinanti hanno del nostro Paese e delle sue Istituzioni»

«Se non ci saranno le scuse ufficiali al nostro Paese per come sono stati trattati i nostri poliziotti,» conclude il sindacalista di polizia «che il Ministro Alfano difenda lui la sicurezza e la dignità del nostro Paese chiedendo la revoca del patto bilaterale e la chiusura del centro di cooperazione di Chiasso».

Alessandro Pallini

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