coulibalyRoma, 13 feb – I legami tra gli attentati di Parigi e i grandi gruppi terroristici internazionali sembrava all’inizio poco più che una millanteria per giustificare un fanatismo nato nell’alienazione delle periferie. Invece le cose sembra stiano in modo differente.

La rivista online Dar al-Islam, prodotta dall’Isis e scritta integralmente in lingua francese per ovvi scopi di proselitismo, ha pubblicato nell’ultimo numero un’intervista a Hayat Boumeddiene, moglie di Amedy Coulibaly, l’uomo che lo scorso mese ha attaccato un supermercato ebraico nella capitale francese.

Il numero è interamente dedicato agli attacchi di Parigi, con una copertina in cui appare un uomo armato ai piedi della Tour Eiffel e la scritta “Che Allah maledica la Francia”. La donna afferma di trovarsi in un luogo non precisato del cosiddetto Califfato proclamato dall’Isis tra Iraq e Siria. Nei vari articoli si parla della necessità di “attaccare chi offende il profeta”, come hanno fatto, secondo l’Is, i vignettisti di Charlie Hebdo, “puniti” con l’assalto alla loro sede il 7 gennaio scorso.

Una pagina è invece dedicata all’intervista alla moglie di Abou Basir Abdoullah al-Ifriqi, nome di battaglia di Coulibaly, indicato come “soldato del Califfo” ed “esempio da seguire”. Il giornalista chiede alla donna, il cui nome non viene mai fatto nell’articolo, come sia stato entrare nel Califfato. “Non ho incontrato alcuna difficoltà – risponde – è bello vivere nella terra che è governata dalla legge di Dio“.

Racconta poi dell’entusiasmo con cui il marito si era unito all’Is. “Il suo cuore ardeva dal desiderio di unirsi ai suoi fratelli e di combattere i nemici di Allah sulla terra del Califfato – dice – I suoi occhi brillavano quando guardava i video dello Stato islamico”. Nei giorni dell’attacco al supermercato di Parigi, l’intelligence francese dava la caccia alla Boumeddiene, ma è poi emerso che da tempo era partita per la Turchia, da dove aveva attraversato clandestinamente il confine con la Siria l’8 gennaio.

Giuliano Lebelli

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