11855506_10206710718399267_1675610363_nRoma, 11 ago – Appena firmato l’accordo sul nucleare, Francia e Germania non hanno aspettato nemmeno una settimana: politici ed imprenditori si sono letteralmente precipitati a Teheran per approfittare della grande occasione.
Il premier italiano Renzi, invece, senza che ci fosse uno spunto significativo, si è recato in Israele per complimentarsi e rassicurare  il governo, aspettando oltre ogni misura ragionevole prima di mandare il ministro degli Esteri a Teheran. Il quale arriva già in ritardo, mentre certi ambienti nella Farnesina scalpitano: sanno che l’economia italiana non può permettersi di perdere il treno per l’Iran, un mercato che offre “straordinarie possibilità” per chi intende “giocare la propria partita” anche contro gli agguerriti partner europei.
I ministri degli Esteri Paolo Gentiloni e dello Sviluppo economico Federica Guidi, fedeli a quanto annunciato pochi giorni dopo lo storico accordo sul nucleare firmato a Vienna, hanno messo insieme una folta delegazione di ben 15 giornalisti ma pochissimi imprenditori, che pure hanno estrema esigenza di ripresentarsi su quel promettente mercato.
Sono volati a Teheran per presentare le aziende italiane e “prenotarsi” per il giorno in cui le sanzioni verranno eliminate, senza però riflettere sul fatto che per togliere le sanzioni il più presto possibile sia necessario anche un impegno ed una certa dose di autorevolezza politica sullo senario occidentale, cosa che in questo momento l’Italia sembra non avere.
La cornice politica della missione istituzionale è stata quella dell’incontro tra Gentiloni e il ministro degli Esteri Mohammad Zarif, nel corso del quale è emersa la volontà di tenere collegate le due dimensioni del percorso: politica ed economica. “Quella politica – ha spiegato Gentiloni – perché attraverso l’intesa sul nucleare il nostro obiettivo non è stato solo quello di prevenire dei rischi, ma di creare le condizioni migliori per coinvolgere un paese molto importante nella stabilità della regione, nel contrasto al terrorismo, nella soluzione di diverse crisi locali”.11880301_10206710718879279_162928385_n
Succede anche questo. Prendete la Siria: prima si contribuisce all’instabilità sostenendo una opposizione distruttiva, oggi si ricorre all’Iran per la stabilità.
Ma l’aspetto economico non riveste minore importanza. “Veniamo da un passato glorioso”, ha detto la Guidi, ricordando che l’interscambio tra Italia e Iran era arrivato a toccare i 7 miliardi di euro, per precipitare poi nel 2014 a 1,6 miliardi.
Ed è a quel ‘passato glorioso’ che si deve e si può guardare, con l’obiettivo realistico, se ne è detto sicuro Gentiloni, di “arrivare al primo posto” nel giro di un paio d’anni. Per provarci, l’Italia non punterà solo ai settori tradizionali come il petrolio, ma tenterà molte diverse strade.
L’illustrazione delle possibilità che l’Italia è in grado di offrire agli iraniani è toccata non solo ai due ministri, ma anche agli imprenditori al seguito, che hanno partecipato all’incontro con il ministro dell’Industria Razeh Nematzadeh. I manager di Finmeccanica, Ansaldo Energia, Cdp, Sace, Fincantieri,Tecnimont, Fsi hanno parlato di elicotteri, energia, navi, servizi finanziari, ma altri settori citati sono stati quelli della gioielleria, delle pelli, del food e anche dell’automotive: l’Iran, ha spiegato la Guidi, vuole raddoppiare la produzione di automobili attualmente ferma a 1,4 milioni di pezzi ed è evidente che una prospettiva del genere può fare gola a tutti, Fca compresa.
Qualche risultato concreto, intanto, è già arrivato:non solo è stata rinnovata la collaborazione tra l’Ice e l’agenzia omologa iraniana,ma la Fata, azienda della galassia Finmeccanica, ha firmato un contratto da 500 milioni per la realizzazione di una centrale elettrica a ciclo combinato.
Si ricorda che la scorsa settimana é stato il turno dell’Alto rappresentante della politica Estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, e del ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Mentre dal 7 al 9 settembre é in programma il viaggio della delegazione austriaca che vedrà la partecipazione del presidente Heinz Fischer.
Impaziente di sfruttare il potenziale mercato iraniano, anche la Polonia ha annunciato oggi che invierà una sua delegazione, sempre a settembre guidata dal ministro dell’Economia Janusz Piechocinski. “Riguadagnare le quote di mercato perse in Iran non sarà facile, considerando che concorrenti quali Cina, India, Russia e Brasile hanno subito molti meno vincoli negli ultimi anni guadagnandosi una posizione importante all’interno del Paese”, recita il rapporto di Sace, secondo il quale i settori con le maggiori opportunità da cogliere saranno soprattutto nel settore del petrolio e del gas, in quello automobilistico, nella difesa, nei trasporti, nel real estate e più in generale dei settori legati alle costruzioni.
Non mancano le parole superflue del ministro degli Esteri Italiano che crede ancora che l’Europa abbia calmato la Repubblica Islamica dell’Iran11873300_10206710719119285_1418381886_o e non che il vecchio continente abbia sbagliato tutto, finendo per spaventarsi dell’ondata terroristica per la quale aveva preparato il terreno.
Le sanzioni cui è stato sottoposto l’Iran hanno danneggiato di più l’Europa che non il paese mediorientale. È quanto affermato dal presidente della commissione Sicurezza Nazionale e Affari Esteri dell’assemblea parlamentare iraniana, Alaeddin Oroujerdi, intervistato da “Agenzia Nova” presso la sede del parlamento di Teheran. A poche settimane dalla chiusura dell’accordo sul nucleare iraniano, in attesa che il Congresso statunitense e il Parlamento di Teheran lo ratifichino, Boroujerdi ha parlato di “ingerenze inaccettabili” ai danni della sovranità nazionale del suo paese sul tema del nucleare che ha rivendicato come un “diritto” dell’Iran: “Dieci anni fa noi ci rivolgemmo alle nazioni europee,affinché ci fornissero la tecnologia e l’assistenza necessari alla realizzazione del nostro programma nucleare. In risposta, dall’Occidente abbiamo ricevuto sanzioni e siamo stati costretti a rivolgerci ad altri paesi per essere assistiti e riforniti di quanto ci occorreva”.
Secondo Boroujerdi, con questo atteggiamento l’Europa ha perso una grande opportunità, ma soprattutto “ci ha imposto un regime di sanzioni, senza rendersi conto che di averle in realtà applicate contro se stessa. Con l’Italia, per esempio, prima delle sanzioni avevamo un interscambio commerciale del valore di circa 7 miliardi, calato in questi anni sotto il miliardo“. Ma è l’Italia, secondo il politico iraniano, ad aver pagato maggiormente lo scotto delle difficoltà diplomatiche di questi anni, avendo potuto Teheran rivolgersi altrove per perseguire i propri scopi e salvaguardare i propri interscambi economici.
di Mohamad Ballout (Teheran)
Talal Khrais (Beirut)
a cura di Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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