Iran, ucciso viceministro: atto di guerra israeliano?

w460Teheran,11 nov – Safdar Rahmat Abadi, viceministro iraniano dell’Industria, del Commercio e delle Risorse Minerarie, è stato freddato la notte scorsa a colpi di arma da fuoco, uno alla testa e uno al torace, mentre si trovava alla guida della sua auto a Teheran. Secondo la ricostruzione della polizia, Abadi sarebbe stato colpito da una persona che era all’interno dell’auto insieme a lui. A riportarlo è l’agenzia di stampa della Repubblica Islamica IRNA, specificando che “due colpi sono stati sparati dall’interno del veicolo”. Il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato di non avere informazioni a riguardo né commenti particolari da fare.

Nonostante non vi siano rivendicazioni, la modalità d’esecuzione richiama alla mente l’omicidio di altre personalità di spicco iraniane e in particolare la morte di Mojtaba Ahmadi, un ufficiale delle Guardie della Rivoluzione a capo della divisione per la cosiddetta cyberguerra, anch’esso ucciso a colpi di pistola all’interno della propria auto. E affatto dissimile è la serie di omicidi di scienziati e dirigenti quasi tutti legati al programma nucleare dell’Iran, come Mustafà Ahmadi-Roshan, ricercatore universitario ucciso nel gennaio 2012 che a lungo aveva lavorato all’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz e alla centrale atomica di Qom.

Per tutte queste uccisioni le autorità di Teheran hanno accusato apertamente i servizi segreti israeliani che avrebbero avuto lo scopo di ostacolare le attività nucleari iraniane, da sempre considerate da Tel Aviv una minaccia per l’esistenza stessa di Israele. L’omicidio del viceministro Abadi avviene proprio in un momento cruciale delle trattative sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, proprio in seguito alle pressioni nei confronti di Washington da parte di Netanyahu, a cui si sono aggiunte le dichiarazioni del governo francese, per impedire di siglare un’intesa tra le due parti che ormai sembrava raggiunta.

L’agenzia di stampa Fars News ha scritto più volte che dietro queste esecuzioni potrebbe esserci la mano del Mossad e a pensarla così non sono soltanto i media iraniani, ma finanche alcuni noti giornalisti israeliani come Dan Raviv e Yossi Melnan che hanno scritto un libro a riguardo. In “Spie dell’Armageddon”, i due autori raccontano come agenti dell’intelligence israeliana avrebbero ucciso alcuni scienziati iraniani. Il libro spiega dettagliatamente come agenti del Mossad entrano ed escono liberamente dalla Repubblica islamica dell’Iran grazie anche all’esistenza di“case sicure” per le spie ebraiche, che risalirebbero al periodo in cui Israele godeva di buoni rapporti con lo Scià Reza Pahlavi. L’omicidio degli scienziati iraniani, secondo i due giornalisti israeliani, sarebbe però opera della cosiddetta “Unità baionetta”, Kidon in ebraico. Ovvero del corpo scelto degli agenti del Mossad incaricati di portare a termine operazioni clandestine di assassinio e sabotaggio mirato di terroristi e organizzazioni nemiche. Una sorta di servizio segreto dentro al servizio segreto costituito ad hoc per uccidere personalità scomode.

Eugenio Palazzini


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