Isis pubblica nuove foto anfiteatro e prigione PalmiraRoma 24 ago-  L’Isis torna a far parlar di sé. E lo fa nel modo più infame. Dopo aver decapitato 5 giorni fa Khaled al Asaad, ex direttore archeologico del sito di Palmira, è arrivata la notizia della distruzione del tempio di Baalshamin, uno dei templi principali del sito. A riferirlo è l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Il tempio di Baalshamin si trova a poche decine di metre da quello romano, proprio dove l’Isis aveva dato luogo ad alcune esecuzioni. Palmira, la “sposa del deserto”, si trova da mesi sotto assedio e più volte lo stato islamico ha minacciato di distruggerla. Ed ora il peggio si è avverato.

Importante centro di sosta per viaggiatori e carovane, Palmira ebbe grande sviluppo tra il I ed il III sec. D.C. divenendo una delle maggiori città periferiche dell’Impero Romano. Con Nerone fu integrata nella Provincia di Siria mentre con Adriano fu dichiarata “città libera”. Diocleziano invece, tra il 293 e 303, la fortificò, per cercare di difenderla dalle mire dei Sasanidi, facendo costruire, entro le mura difensive, ad occidente della città, un grande accampamento con un pretorio ed un santuario per le insegne per la Legio I Illirica. La storia dunque si ripete per Palmira, città da sempre al centro di mire conquistatrici.

Il tempio di Baalshamin, il Signore del Cielo, fu costruito nel II secolo d.C. Oltre a questo tempio il sito archeologico comprende la via colonnata, il santuario di Nabu, le Terme di Diocleziano, il teatro e l’Agora. Vere e proprie perle architettoniche.

Fondato nel 1961 all’entrata della città moderna, il museo di Palmira raccoglie numerosi reperti ritrovati nel sito archeologico che testimoniano l’alto livello di raffinatezza raggiunto dall’arte palmirea. Purtroppo il sito è caduto nelle mani jihadiste il 20 maggio, ma già prima di quella data alcune statue e reperti furono trasferite in altre città.

Dal 20 maggio Palmira viene utilizzata dall’Isis come palcoscenico per alcune violenze particolarmente cruente. Come ad esempio testimonia il video diffuso all’inizio di luglio dall’Ondus in cui venticinque soldati siriani inginocchiati, con alle spalle altrettanti giovani (alcuni di forse 13 o 14 anni) che li uccidono con un colpo alla nuca mentre sulle gradinate dell’anfiteatro si vedono centinaia di uomini in abiti civili che assistono.

Gli stessi soldati siriani fedeli ad Assad, presidente della Siria, che combattono per difendere persone e storia dalle violenze dell’Isis. Violenze che non sembrano guardare in faccia niente e nessuno.

Federico Rapini

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