Sito archeologico di PalmiraDamasco, 15 mag – Dopo le devastazioni compiute al patrimonio archeologico Iracheno, l’Isis si appresta a continuare il lavoro anche in Siria. Fra le zone del paese teatro della guerra -che vede da anni opposti, con alterne fortune, il legittimo governo di Bashar Al-Assad contro i sedicenti “ribelli”- anche numerosi siti dall’inestimabile valore storico.

L’Isis, in questi giorni, sarebbe in procinto di assediare l’antica città di Palmira, patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco. “Dopo una fulminea avanzata nel deserto, dopo feroci combattimenti con le forze governative in cui sono morti 110 combattenti, i jihadisti ora sono a meno di due chilometri dalle rovine”, spiegando fonti siriane. Palmira è conosciuta anche come la “Sposa del deserto“, in quanto la sua posizione strategica permetteva, nell’antichità, di essere snodo cruciale fra Impero Romano, Mesopotamia, Persia e fin India e Cina. Storicamente, fu anche capitale del Regno di Palmira, uno dei due stati secessionisti che si costituirono nei domini di Roma all’apice della crisi del III secolo.

Attualmente dell’antica città rimangono solo le rovine, mentre nei suoi pressi si sono costituiti alcuni campi profughi che ospitano al momento più di duemila sfollati.

“Se Daesh (nome spregiativo dell’Isis, ndr) entra in città ci sarà una catastrofe umana che si tradurrà nella distruzione dei templi, delle rovine e delle tombe. Se la città cade, sarà una catastrofe internazionale, una ripetizione delle barbarie e dei saccheggi che abbiamo visto a Nimrud, Hatra e Mosul“, ha affermato il direttore delle antichità e dei musei siriani, Maamoun Abdulkarim, che invita a fare presto: “Bisogna agire prima e non dopo la distruzione, come è già avvenuto se l’Isis entra a Palmira sarà la devastazione, una catastrofe internazionale, perchè si possono nascondere degli oggetti ma come si può proteggere l’antica architettura?”.

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