104956-mdBeirut, 29 gen – Ha raggiunto il livello di massima allerta la tensione tra Israele e gli Hezbollah libanesi. La crisi è stata scatenata qualche giorno fa dall’uccisione, da parte israeliana, di numerosi ufficiali libanesi, tra cui il ventunenne Jihad Mughniyeh e il generale dei Guardiani della Rivoluzione Mohammad Allahdadi, un ex comandante della brigata Sarollah dei Pasdaran iraniani.

L’attacco era stato compiuto dall’aviazione di Tel Aviv ben oltre il confine israeliano a soli sessanta chilometri da Damasco.

Da parte sua Hezbollah aveva immediatamente dichiarato che avrebbe attivato i suoi commando dislocati a difesa del confine sud del paese dei cedri.

La risposta dei miliziani non si è fatta attendere, l’emittente araba Al Jazeera ha riferito che in una “operazione d’attacco” degli Hezbollah una pattuglia israeliena è stata centrata da un missile anti-carro libanese nella zona delle Fattorie di Shebaa, settore est della “Blue Line” la linea a controllo Onu tra Libano e Israele.

Questa zona, 25 km quadrati circa, situata ai piedi del monte Hermon è un’ area di intersezione tra Siria, Libano e Israele che però ne occupa larga parte.

Considerata l’escalation i comandi militari israeliani hanno proclamato “zona militare chiusa” l’area al confine e lanciato una pesante rappresaglia aerea sulle cittadine di Kafr Shuba e Al Majidia mentre l’artiglieria pesante ha bombardato i villaggi direttamente in territorio libanese.

Tutto questo sotto gli occhi del contingente Unifil dispiegato nella zona come forza d’interposizione tra le parti in lotta che in oltre registra una tragica perdita.

Un colpo di mortaio israeliano avrebbe, infatti, colpito una postazione presidiata dai caschi blu spagnoli uccidendone uno.

HezbollahUn’atto gravissimo che ha suscitato le vivaci proteste della diplomazia spagnola e la condanna della stessa Onu che ha anche lanciato una indagine per appurare cause e responsabilità.

La missione Unifil è presente sulla Blue Line dal 1978 e ha ricevuto nuovo slancio dopo la guerra tra Israele e Hezbollah del 2006. Oggi conta diecimila soldati di trentasei diversi paesi di cui piu di mille italiani e seicento spagnoli come il caporale di 36 anni originario di Malaga Francisco Javier Soria Toledo rimasto ucciso.

Intanto il premier Netanyahu getta benzina sul fuoco e dichiara di essere pronto a reagire “con forza, su tutti i fronti” ricordando a “quelli che vogliono sfidarci al nord a guardare cosa è successo nella Striscia di Gaza”.

Un macabro avvertimento e una chiara minaccia a Hezbollah ma anche alle milizie patriottiche di Hamas che hanno espresso la loro vicinanza ai Libanesi del Partito di Dio :” Affermiamo il diritto di Hezbollah a rispondere all’occupazione israeliana, soprattutto dopo il suo ultimo attacco a Quneitra“, ha dichiarato il portavoce Sami Abu Zuhri.

Ma da Israele si alzano toni di minaccia che investono anche la Siria e l’Iran accusati di spalleggiare i patrioti libanesi e palestinesi.

israele.jpg_415368877 Il ministro Gentiloni ha espresso in una nota la sua preoccupazione per l’escalation e le sue condoglianze per il soldato Onu ucciso.

 Tuttavia, ad oggi, con la Siria dilaniata dalla guerriglia terroristica di Isis e dai ribelli “moderati” supportati dalla coalizione di Obama e con un Libano instabile che fronteggia nemici interni ed esterni la situazione della sponda est del mediterraneo appare quanto mai disperata.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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