APTOPIX Mideast Israel PalestiniansGaza, 18 lug – L’esercito israeliano che da giorni era ammassato al confine della striscia di Gaza ha ricevuto alle ore 21.23 di ieri l’ordine dal leader Benjamin Netanyahu di invadere l’enclave palestinese.

La linea di confine concordata dopo l’armistizio del 1950 che avrebbe dovuto garantire alla popolazione palestinese della Striscia uno spazio di autogoverno e indipendenza, ma che di fatto, l’ha rinchiusa in una sorta di “riserva indiana”, è stata invasa dalle truppe di terra dello Tzahal coadiuvate da un fitto bombardamento dal mare e dai raid degli elicotteri israeliani. “L’operazione margine protettivo è entrata in una nuova fase”, come annunciano i portavoce militari israeliani. Il teatro delle operazioni è per ora concentrato nell’area nord della striscia ma le autorità palestinesi denunciano numerose esplosioni su tutto il territorio.

Carri armati israeliani e truppe di fanteria rastrellano le strade e già si contano i primi morti e feriti, ci sarebbe un morto tra le fila israeliane secondo fonti militari di Tel Aviv, più di 200 feriti e 26 morti tra i palestinesi tra cui un neonato di cinque mesi che aumenta drammaticamente il conto dei bambini rimasti uccisi dalle operazioni delle forze israeliane.

L’attacco è massiccio, sono stati richiamati alle armi circa 18.000 riservisti in Israele e si pensa che l’obbiettivo strategico sia quello di tagliare in due la striscia per dividere il nord, dove vivono più di 100mila persone, dal sud, creando di fatto una sacca da cui non c’è possibilità di fuga. Secondo il portavoce militare israeliano, l’operazione si svolge senza risparmio di mezzi: fanteria, carri armati, artiglieria, ingegneri e intelligence sul campo sono fra le forze entrate a Gaza. A loro sostegno – ha aggiunto il portavoce – forze aree, navali e altre unità di sicurezza. L’obiettivo dichiarato dall’esercito israeliano sarebbe, quello di colpire i tunnel palestinesi usati da Hamas per infiltrarsi in Israele e colpire le infrastrutture che permettono i lanci dei razzi Quassam e non rovesciare la fazione islamica al potere nella striscia ( Hamas n.d.r.).

“Aspettavamo con ansia questa operazione di terra per impartire una lezione” agli israeliani, ha tuonato un portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare di Hamas che viene accusata dal governo di Israele di aver fatto naufragare il piano egiziano per un cessate il fuoco.guerra-gaza

Il leader della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici afferma che “C’è bisogno di estirpare il male di Hamas” e rivolge una preghiera per i soldati israeliani impegnati nell’ invasione.

“Non ci può essere una soluzione militare a questo conflitto” dichiara invece il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che ha preso una posizione netta esprimendo il suo rammarico perché “nonostante le mie ripetute sollecitazioni e quelle di molti leader regionali e mondiali, un conflitto già pericoloso si è intensificato ancora di più”. Ha definito deplorevole l’azione di terra di Israele a Gaza, e ha anche esortato Israele a fermare le uccisioni dei civili.

Resta la drammatica realtà di un’invasione in forze da parte di uno dei più potenti eserciti del pianeta in una piccolissima area densamente popolata, già vessata da settimane di bombardamenti e raid, che ospita una popolazione di fatto intrappolata e senza vie di fuga, difesa solamente da un pugno di militanti male armati, isolati dai media e dalle istituzioni internazionali. Restano gli appelli alla pace del Papa e dell’ Onu ignorati dal governo israeliano che da ieri di fatto si è lanciato alla conquista di Gaza.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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