Israele teme le conseguenze del taglio ai finanziamenti all’esercito egiziano e guarda sempre più ai Sauditi

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Roma, 12 Ott – Stando a un servizio dell’agenzia Reuter, Israele non è certo entusiasta della recentissima decisione degli Usa di tagliare i finanziamenti all’esercito egiziano, circa 1,3 miliardi di dollari l’anno, previsti dagli accordi di Camp David del 1978. Accordi che prevedono anche il finanziamento a Israele di circa 3 miliardi l’anno ma il cui taglio mai è stato paventato. Questa decisione sembra dettata dalla fortissima crisi che sta attraversando gli Usa e che sta mettendo Obama in seria difficoltà anche all’interno del suo paese. Anche se è forte il sospetto che si tratti di una ritorsione contro il governo militare egiziano che, dopo aver deposto l’ex premier Morsi, cittadino americano e consulente del programma spaziale Nasa negli anni ’80, ha chiuso il canale di Suez alle navi da guerra statunitensi dirette proprio in Siria. Ma secondo il ministro israeliano della Difesa Gilad Erdan questo taglio improvviso potrebbe essere utilizzato dall’Egitto per denunciare il trattato che garantisce la pace tra i due stati del Medio Oriente e quindi rivalersi contro Israele. L’ex ministro della Difesa, Binyamin Ben-Eliezer, ha anche detto di essere stupito della dimostrazione di debolezza da parte del governo statunitense che sta “inconsapevolmente lavorando contro i propri interessi”, ponendo l’accento sul rischio che l’Egitto insieme ad altri paesi arabi possano dirigersi sotto la sfera di influenza russa. Questo duro attacco contro la recente amministrazione Obama arriva a pochi giorni da un altro attacco, questa volta a causa del disgelo con il nemico storico iraniano. Proprio il distendersi dei rapporti tra Usa e Iran è stato il motivo per cui  ha incominciato a intravedere, già in un recentissimo discorso alle Nazioni Unite, una possibile alleanza tra Israele e paesi arabi come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Proprio l’Arabia Saudita è uno di quei paesi citati da Ben-Eliezer che rischiano di finire sotto l’influenza russa per colpa della debolezza americana. Scenario piuttosto difficile da credere ma ancora una volta, con l’alibi di evitare un pericoloso spostamento filo-russo, ecco una “scusa” da parte di Israele per allacciare rapporti sempre più fitti con il governo saudita e con tutti i paesi degli sceicchi del petrolio.


 

Carlomanno Adinolfi

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