Italia, malata terminale di terzomondismo

clandestini2Roma, 18 ott – Terzomondismo, questo il nome tecnico di questa subdola e dannosa sindrome che da tempo ha colpito l’Europa intera e di cui l’Italia è ormai malata terminale, aggravata da un buonismo latente.

Terzomondismo, definito dall’enciclopedia Treccani come “atteggiamento favorevole ai Paesi del Terzo mondo, che può manifestarsi sotto forma di solidarietà politica, di sostegno economico, di forte interesse culturale ecc. Negli anni Sessanta e Settanta del 20° sec., con il termine si è indicato un orientamento politico che si è sviluppato soprattutto nell’ambito della nuova sinistra, di sostegno alle lotte di liberazione dal dominio coloniale o neocoloniale, ai movimenti rivoluzionari operanti nei Paesi del Terzo mondo e ad alcuni Stati come Cuba e la Cina”.

E’, di fatto, quella sindrome che rende il popolo italiano, ed in particolare i politici italiani, nemico del proprio Paese, di se stesso. E’ quel pensiero secondo il quale l’Italia è sadica carnefice di tutte le vittime della tragedia di Lampedusa e di ogni altra strage che avviene sul mar Mediterraneo.


Una Nazione che, per sembrar ancora più buona ed accogliente, rivede anche il suo dizionario: il processo è iniziato con la criminalizzazione del termine negro derivante dal latino nigrum fino a rendere “sconveniente” il termine di immigrato clandestino per sostituirlo con il più political correct termine di migrante. Come se le parole fossero colpevoli di chissà quale crimine.

Pensate, siamo cosi crudeli che abbiamo solo quest’anno salvato oltre 5 mila vite secondo una dichiarazione del ministro della Difesa Mario Mauro. Ma incuranti di tutto questo in Italia abbiamo un premier che non solo si vergogna pubblicamente ma che, addirittura, se la prende con i magistrati che, applicando una legge contro l’immigrazione che è di fatto presente in ogni nazione europea, hanno incriminato i sopravvissuti per immigrazione clandestina. Chissà cosa direbbe il ministro degli Esteri Emma Bonino, che dichiara pubblicamente: ”Pattugliare il Mediterraneo deve consentire di salvare più migranti in mare, non a tenerli a morire in Libia o costringerli a restare in Eritrea” se sapesse che le pene più severe per immigrazione clandestina vengono applicate proprio nei paesi africani. Singolare tra l’altro il richiamo a questi due paesi, come se (poco) inconsciamente ci fosse un senso di colpa per la nostra impresa coloniale. Ma la Libia è costata al nostro Paese 18 milioni di euro solo per l’addestramento e l’assistenza delle forze atte a contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Senza tra l’altro prendere in considerazione le motovedette regalate dalla Guardia di finanza nel 2009 mai viste in azione.

La questione si complica per l’Eritrea o per la Somalia, che non solo non hanno speso una parola per le loro vittime ma che fa addirittura pagare una tassa ai connazionali, sovente forti delle minacce rivolte ai familiari rimasti in Patria, che fuggono da 30 anni di guerre. Che paura può fare quel viaggio a persone nate in guerra tra sofferenze e privazioni? Poca, ed i numeri in gioco lo dimostrano.

Cosa pensa di fare dunque l’Italia, paese di disoccupati che arrancano ad arrivare a fine mese? Un Paese che ha un PIL ormai irrisorio ed un debito pubblico soffocante? Assolutamente nulla, da il benvenuto a tutti in quello che è, ormai solo per loro, il paese del benvenuto.

Ma purtroppo la soluzione di illustri politici come la Kyenge, già smentita più volte negli speciali “non è un paese per Kyenge” pubblicati su questo giornale, è quello di rinunciare (e saremmo di fatto gli unici) a controllare i traffici migratori e le nostre frontiere.

Pensiero autolesionista come ribadito anche da Gianandrea Gaiani in un editoriale di Analisi Difesa affermando: “Trasformare tutti gli immigrati in “profughi” che possono chiedere asilo ingigantirebbe il fenomeno perché milioni di africani verrebbero volentieri a “fare i profughi” in Italia. O in un’Europa campionessa mondiale di falso moralismo, che ci redarguisce se ci azzardiamo a respingere un “migrante” ma non sopporta che qualcuno dei disgraziati sbarcati in Italia raggiunga Nizza o Berlino. Certo, siamo tutti consapevoli che la pochezza della nostra classe politica consente all’Europa di prenderci a calci nel sedere ma nessuno ha mai chiarito perché gli altri Paesi del Mediterraneo possono scoraggiare l’immigrazione clandestina con i respingimenti e l’Italia no. Grecia, Cipro e Malta hanno un peso maggiore di Roma a Bruxelles?

Ecco dunque la nostra triste realtà: in balia di politici che, di fatto, mentre versano le loro false lacrime ci rendono complici di sfruttatori criminali e completamente abbandonati da un Unione Europea che ci considera come il loro vasto centro di accoglienza per non aver problemi a casa loro.

I poveri contribuenti italiani vengono dunque vessati per finanziare irrisorie manovre di controllo dell’immigrazione, per l’assistenza di un esercito sempre crescente di immigrati e, diciamolo, per pagare i riscatti dei pescherecci sequestrati sovente dalle persone che “dobbiamo” accogliere.

Altro che “Mare Nostrum”!

 

Cesare Dragandana

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