presidenziali francesi CinaParigi, 30 apr – Un punto di vista esterno alle elezioni francesi al quale vale la pena di dedicare attenzione è quello cinese. China Org è una agenzia di stampa vicina all’esecutivo di Pechino, utilizzata anche dagli analisti politici occidentali per comprendere quale sia il punto di vista “mainstream” del sistema politico della Cina soprattutto in merito a questioni politiche a loro esterne.

In questi giorni stranamente sono stati pubblicati diversi lanci, articoli ed anche approfondimenti che mostrano quali siano i dati essenziali delle elezioni francesi per l’establishment di Pechino. L’agenzia infatti riassume la confusa (almeno per noi Europei, ed in particolare per i francesi) questione riducendola alla scarna, ma basilare verità: “Possiamo considerare le elezioni come un referendum sull’Unione Europea“. Prassi del governo di Cina è non addentrarsi troppo all’interno delle questioni di politica interna, preferendo dedicarsi a quelle che possono essere invece le conseguenze per i propri interessi, ma stavolta un minimo di sbilanciamento c’è stato: troviamo qualche notazione curiosa e comunque più oneste di quelle che ci offrono i media occidentali che hanno scelto spudoratamente di parteggiare per Macron e rinunciare ad un minimo di approfondimento indipendente.

Tanto per cominciare non troviamo da nessuna parte, mai, la convinzione (che da noi invece è su tutti i giornali) che Macron debba già considerarsi vincitore: si riportano pacatamente i sondaggi che, ovviamente, lo danno in testa, ma accompagnati da due considerazioni molto intelligenti. Se le elezioni sono un referendum sull’unione Europea e Macron è il candidato che rappresenta la Ue occorre ricordarsi che nel 2005 al referendum sulla ratifica della Costituzione Europea, la maggioranza dei francesi si era espressa con un no e questo 55% di elettori comunque sarà tentato dal messaggio di Marine Le Pen.

Inoltre, e forse questa notazione serve anche alla retorica interna di un governo cinese che in qualche modo si autodefinisce ancora “popolare” ed in qualche modo legato alla tradizione socialista, almeno nominalmente, si esprime la possibilità che l’elettore di Mélenchon, a prescindere dalle indicazioni di partito, possa non voler perdere l’occasione di punire il candidato che è il terminale politico, anzi l’incarnazione, del capitalismo apolide più spietato e crudele.

La conclusione alla quale sembra giunge la Cina e che comunque vada l’Unione Europea uscirà da questa elezione indebolita e che, con entrambi i candidati per motivi diversi e percorsi differenti, il crollo dell’Ue possa essere una eventualità a medio termine.

Guido Taietti

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