Logo_ZEWBerlino, 15 ott – Premessa: lo ZEW (acronimo per Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, Centro per le ricerche economiche europee) è l’indice calcolato dall’istituto di Mannheim che misura il sentimento degli investitori istituzionali in Germania; viene pubblicato mensilmente, da informazioni sull’andamento della tecnologia e sulle innovazioni nel settore economico; se è sopra lo 0.0 è indice di aspettative positive sull’economia europea.

Bene, gli ultimi dati dell’indice certificano, nei freddi numeri, che la fiducia sull’economia tedesca ed europea è in forte calo: nel dettaglio, la fiducia nelle condizioni attuali è scesa da 25,4 a 3,2 , mentre quella nelle aspettative future è scesa da 6,9 a -3,6. Per finire, quello delle aspettative sull’economia di tutta l’area Euro scende da 14,2 a 4,1.

Numeri dicevamo. Ma se i numeri in economia sono legge, questi danno il segno di un’Eurolandia che non va più a due velocità (bassa o ferma al Sud, alta nel Nord), ma a una sola e per giunta bassa. Qualcosa quindi si è rotto, la locomotiva tedesca subisce vistosi cali di produzione e ordini nell’industria (il suo cavallo di battaglia da sempre), e Berlino prevede un trimestre piatto per il PIL con prospettive negative per il quarto. Proprio lo ZEW prevede recessione tecnica per il 2014 e il pareggio di bilancio per il 2015 viene ritenuto “non probabilmente la soluzione migliore possibile”. Per gli altri rimandare il pareggio è impensabile, se è come vero che il Senato ha approvato lo slittamento al 2017, provocando le ire di Merkel e Schaüble (e qui si vedrà la tanto decantata influenza politica di Renzi, certificata nei giorni scorsi da Fortune: se è in grado di contrastare il rigore, o obbedirà ciecamente come tutti i suoi predecessori dal 2011).

Dicevamo, qualcosa si è rotto. Le relazioni con la Russia sicuramente non aiutano, l’embargo di Bruxelles a Mosca dovuto alle tensioni in Ucraina ha sicuramente influenzato, mostrando appieno il non-ruolo dell’Europa nella gestione delle crisi in quello che è il suo vicinato di confine. Tutti i limiti delle politiche del ‘fai-da-te’ attuate dal paese guida europeo si stanno rivelando esattamente per quello che sono: dopo anni passati ad elogiare Berlino, la verità è chiara, non è la direzione corretta.

Ci vuole un cambio di rotta continentale per un’Europa forte, tornare a collaborare con Mosca e riportarla al ruolo di partner esterno lasciato da parte (e preso dai cinesi), ripensare totalmente le politiche economiche comunitarie, smetterla di pretendere rigore dagli altri per trasformarlo in benessere per sé stessi, collaborare al controllo dei flussi migratori per non importare disperati (non è un problema dei soli stati a Sud, tocca anche il prospero Nord e se ne vedono spesso le conseguenze).

L’Europa va ripensata, e in fretta, così è un gigante dai piedi di argilla, e la fine è nota.

Gaetano Saraniti

 

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