obama 2Mosul, 11 ago – Gli iracheni sono un popolo fortunato. Se qualcuno osa fargli del male gli americani sono sempre pronti a difenderli. La manna, per loro, viene dall’alto così come avveniva ai tempi di Mosè. Il Profeta, che espose le tavole della Legge, disse agli ebrei: «Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo. Ecco ciò che ha prescritto in proposito il Signore: ne raccolga ognuno secondo le proprie necessità, un omeri a testa, altrettanto ciascuno secondo il numero delle persone coabitanti nella tenda stessa così ne prenderete». Barack Hussein Obama, avendo giurato sulla Bibbia, non può certo esimersi dalla responsabilità di difendere il popolo di Dio. Per capire ciò che avviene in Iraq, però, è opportuno fare un riassunto delle puntate precedenti.

Circa quaranta giorni or sono si costituiva l’ISIL (Islamic State in Iraq and Levant) oggi IS (Islamic State). Nelle intenzioni dei suoi promotori e sostenitori esso dovrebbe pertanto raccogliere tutti i fedeli musulmani del mondo e ricostituire l’umma, la comunità musulmana nel suo complesso. Insomma, un nuovo califfato.

Tornando alla cronaca dei giorni nostri. Gli jihadisti dell’IS, gruppo affiliato ad al-Qaeda e finanziato dal Qatar, stanno continuando la loro avanzata in Iraq. Sono cadute nelle loro mani la città di Qaraqosh, città situata tra Mosul, già nelle mani dell’IS, e Erbil, capitale della Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Secondo lo storico Franco Cardini: “Il nuovo califfato non può rappresentare un’effettiva minaccia per la leadership di al-Qaeda. Dal momento che quella galassia di organizzazioni radicali che convivono sotto la denominazione, appunto, di al-Qaeda, e che se ne disputano accanitamente la gestione, trova appunto nell’IS a tutt’oggi una delle sue espressioni più coerenti e meno aleatorie”. Il governo ufficiale iracheno, guidato da Nuri al-Maliki, pur restando nell’orbita degli Stati Uniti, è espressione delle comunità irachene sciite che in quanto tali guardano con simpatia all’Iran. Baghdad è impegnata in una controffensiva tesa a recuperare i territori che gli uomini dell’IS gli hanno strappato. Ma la geopolitica non manca di regalarci qualche sorpresa. Nuri al-Maliki  ha accettato dalla Russia una fornitura di dodici cacciabombardieri Sukhoi. E l’Iran gli ha regalato alcuni droni. Un triangolo iracheno-russo-iraniano contro l’esercito dello IS, appoggiato da equipaggiamenti e da finanziamenti degli emirati del Golfo.

Negli ultimi giorni, però, la situazione è precipitata. I guerriglieri di IS hanno iniziato la caccia al cristiano. Prima li hanno lasciati senz’acqua e gli hanno tolto i rifornimenti di cibo. Infine l’ultimatum: conversione all’Islam o morte. Scaduto il termine imposto dai militanti del Califfo per la conversione all’Islam, tutti i cristiani hanno lasciato la città irachena di Mosul e gran parte delle zone settentrionali nelle mani dello Stato islamico. Ad annunciarlo è stato Bashar Kiki, capo del consiglio locale nella provincia di Mosul: “Gli ultimi cristiani rimasti nel territorio se ne sono andati dopo le recenti minacce dei gruppi terroristici, che ha posto un aut aut ai cristiani ordinando loro di diventare seguaci di Allah, pagare una tassa, o affrontare la morte. La maggior parte ha scelto quindi di fuggire nella vicina regione curda o in altre zone protette”.

Davanti a una situazione così drammatica non poteva mancare Superman. Così Obama, alias Clark Kent, entra nella cabina telefonica ed esce con il suo mantello diretto verso la Mesopotamia. Il presidente yankee ha detto che “manderà i suoi per colpire i terroristi islamici evitando  un potenziale genocidio“.

I perfidi islamisti vogliono eliminare le minoranze religiose, come i cristiani, appunto, ma anche gli Azidi. Ad aprire le danze due bombardieri FA18 che hanno sganciato due bombe da oltre 226 chilogrammi su postazioni dell’artiglieria dell’IS che minacciavano Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. Ma questa  non è una guerra, afferma in maniera perentoria Obama. Trattasi di un tiro al bersaglio contro il terrorista brutto e cattivo.  Dal cielo, inoltre, cadranno anche vivande e medicine.

Peccato che durante la guerra in Vietnam non ci fosse Mister Barack a guidare le forze armate Usa! Infatti, per ogni vietnamita arso vivo dal Napalm, avrebbe lanciato dall’alto una monoporzione di riso precotto per soddisfare l’appetito dei familiari.

Le parole del vescovo caldeo di Baghdad, Saad Syroub ci fanno capire le conseguenze della caduta di Saddam Hussein: “I cristiani sono a Mosul da secoli e quelle famiglie sono state improvvisamente strappate via dalla loro città, dalla loro casa, dalla loro vita. Siamo davvero preoccupati per il futuro dei cristiani in questo Paese.  Non era mai accaduto che i cristiani fossero cacciati dalle proprie case come se non avessero alcun diritto”. Il monsignore ha fatto appello alla comunità internazionale perché faccia pressione sul governo iracheno al fine di trovare soluzioni concrete. Bella scoperta Eminenza! Chi ha incarcerato Tareq Azīz, cristiano caldeo, che  rappresentava l’Iraq nei summit diplomatici al posto di Saddam Hussein? La risposta è semplice. Sono le stesse persone a cui, oggi, elemosinate un aiuto. Senza batter ciglio avete lasciato un asilo nido nelle mani del re Erode. Eminenza, le sue sono solo lacrime di coccodrillo!

Salvatore Recupero

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