Berlino, 12 ott – Sono giorni difficili per la Merkel, come non lo erano mai stati in 12 anni di governo. Una volta che i socialdemocratici – per evitare ulteriori batoste elettorali – hanno annunciato che la Große Koalition non s’ha da fare, alla cancelliera non rimane che l’opzione “Giamaica”. Il curioso nome deriva dai colori dei partiti che ne farebbero parte: l’Unione (nero), i liberali della Fdp (giallo) e i Verdi. Questo vuol dire però che la Merkel dovrà mettere d’accordo ben quattro partiti (visto che l’Unione è pur sempre composta da Cdu e Csu).

E qui arrivano i primi problemi. L’Afd ha causato un vero terremoto politico. Non ovviamente perché i “nazisti” sarebbero approdati in parlamento, ma perché il partito populista ha soffiato quasi un milione di voti all’Unione, che con la politica delle porte aperte ha lasciato sguarnito il suo “fianco destro”. Per questo Horst Seehofer, presidente della Csu, ha preteso una politica più dura verso i profughi (che poi si risolverebbe nello stabilire una soglia massima di arrivi per anno). La Merkel ha acconsentito, per ora. Ma questa limitazione degli arrivi molto difficilmente verrà accettata dai Verdi, che hanno fatto dell’accoglienza illimitata il loro cavallo di battaglia. E senza i Verdi, la Giamaica salta.

Se le trattative per formare la coalizione di governo si annunciano dunque molto lunghe e complesse, la Merkel dovrà far fronte anche a una crescente dissidenza interna al suo partito. Molti parlamentari della Cdu, infatti, imputano a lei il crollo di consensi alle ultime elezioni. Si vocifera anche che diversi “decani” della Cdu starebbero già preparando il futuro post-Merkel, poiché – con una coalizione di governo raccogliticcia – non è escluso che la cancelliera non riesca a finire la legislatura. Sarebbe un inedito per i tedeschi che, diversamente da noi italiani, sono abituati da sempre a governi stabili. Eppure, la Merkel ha già dimostrato di essere una politica molto abile, riuscendo spesso a districarsi con sagacia tra situazioni molto critiche. Questa volta, però, il lieto fine potrebbe non esserci.

Gabriele Costa

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