ImmigratiNel 2014 rumeni e bulgari potrebbero invadere il Regno Unito, grazie agli accordi di libera circolazione che entreranno in vigore. E nel Paese l’immigrazione ha ormai conquistato il centro della scena. «Non dovremmo chiederci se l’immigrazione è cosa buona o cattiva, ma la giusta quantità di immigrazione». Ad affermarlo Paul Collier, Direttore del Centro per gli studi delle economie africane all’Università di Oxford, nonché docente di Economia che ha ricoperto importanti incarichi per la Banca Mondiale. Insomma, non certo uno xenofobo qualsiasi.

Ad ospitare le sue considerazioni il britannico “Prospect”, che al tema ha dedicato infatti la copertina del numero di Ottobre  e l’emblematico titolo: «Dobbiamo lasciarli entrare?» [«Let them come?»].

Ben il 77% degli abitanti del regno, infatti, non ne possono più dell’immigrazione e credono che l’economia trarrebbe giovamento da una serie di restrizioni sui flussi migratori.

«Per combattere xenofobi e razzisti – scrive Collier -, finora i sociologi hanno fatto ogni sforzo per dimostrare che l’immigrazione è una cosa buona per tutti. Ma la domanda giusta non è “l’immigrazione è un bene o no?” Dovremmo chiederci quanta immigrazione possiamo assorbire. E ammettere che ci sono buoni motivi per pensare che al di là di una certa soglia possono esserci problemi».

«Efficaci controlli sull’immigrazione – afferma Collier – non sono un residuo anacronistico di nazionalismo e razzismo, né la mera ossessione di xenofobi paranoici».

Schiaffi al politicamente corretto, dunque, e sdoganamento di un concetto ovvio ma finora ideologicamente dileggiato: è possibile, plausibile ed addirittura necessario opporsi all’immigrazione se motivi del tutto razionali sono lì a dimostrare che il fenomeno diventa un problema, senza per questo esser tacciati di razzismo. Atteggiamento, questo si, ingiustificato e irrazionale.

 Emmanuel Raffaele

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