L’esercito cinese fa paura ma non troppo

esercito cinaPechino, 2 feb – La Cina non è militarmente all’altezza dei suoi vicini. Lo dicono vari analisti, fra cui l’autorevolissimo Larry Wortzel, per il quale la potenza bellica più temibile dell’Asia resta il Giappone, nonostante la limitazione di cui all’art. 9 della Costituzione nipponica (limitazione che, visto l’atteggiamento sempre più tracotante della Cina, non pare destinata ad avere ancora vita lunghissima).

La Cina sta portando avanti un chiaro progetto di espansionismo imperialista ormai da svariati lustri, facendo leva su un colonialismo commerciale pervasivo e silenzioso in Occidente, un po’ meno silenzioso in altre parti del mondo, Africa in testa.

Ma a tanta efficienza in questi campi non ne corrisponde una analoga in campo militare: le varie batoste prese in Corea (1950), India (1962) e Vietnam (1979) non sembrano proprio aver giovato all’Esercito di Liberazione Popolare, anzi. Basti pensare che solo nel 2003 il nuovo modello di sottomarino cinese tipo 035- Ming III, vanto della marina comunista, colò miseramente a picco poche ore dopo aver lasciato il porto. A tutt’oggi poi la Cina è l’unico membro dei “Big Five” delle nazioni Unite ad essere sprovvisto di portaerei. Non meglio l’aviazione, la cui spina dorsale è composta ancora di vecchi modelli sovietici, dal Tupolev Tu-16 all’Antonov An-12.

Recenti esercitazioni condotte lo corso anno dalle forze di terra poi hanno dimostrato la totale arretratezza delle truppe cinesi, che programmano le azioni a lungo raggio basandosi sulla velocità con cui le ferrovie sono in grado di rifornirli. Sistema in voga ai tempi del Kaiser.


Anche per quanto riguarda il morale, il fervore rivoluzionario certo non anima i soldati di Pechino: negli ultimi “wargames” infatti diverse unità addette alle testate missilistiche non hanno retto allo stress, e dopo 9 giorni su 15, i vertici militari hanno dovuto inviare in tutta fretta “troupes di performances culturali” (vale a dire ballerine e cantanti) per lenire la nostalgia di casa e lo stress dei bravi soldatini. Insomma la filosofia è diametralmente opposta a quella secondo cui tanto più si sanguina in addestramento, tanto meno si sanguinerà in battaglia. Sulla tenuta piscologica di alcune unità sperimentali tutte al femminile meglio stendere un velo pietoso.

Nonostante la martellante propaganda dunque, le forze armate cinesi restano un gigante dai piedi d’argilla, almeno per ora. Ciò, al di là di fattori tecnici, è dovuto sia al dato per cui l’esercito non è professionale, sia perché manca di quadri ben preparati e competenti: da capitano in su, tutti gli ufficiali infatti vengono nominati solo se fedeli sostenitori del Partito, lasciando in secondo piano le competenze belliche. Questo perché per Pechino l’esercito è prima di tutto esercito di partito, incaricato della repressione e del mantenimento del regime capitalcomunista.

La scarsa preparazione però non fa della Cina una Nazione meno pericolosa, anzi: proprio il complesso di inferiorità che le deriva da questa carenza in ambito militare la rende sempre più tracotante e bisognosa di provare la sua forza. Al di là della teoria dei “contrattacchi preventivi” (stupendo ossimoro di marca burocraticamente comunista) emerge la paranoia di essere accerchiati da nemici: Filippine, Giappone, Corea del Sud, Vietnam (che nonostante sia comunista come e più della Cina le ha inflitto una sonora mazzata), Taiwan.

Tenere d’occhio i per adesso goffi progressi cinesi non è certo sbagliato. Nella speranza che i soldati della repubblica popolare continueranno ad avere sempre bisogno di essere “consolati” dopo una settimana di esercitazioni.

Valentino Tocci

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