fidelL’Avana, 27 gen – Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Il disgelo tra Usa-Cuba, dato ormai per assodato dai media internazionali, è forse ancora in discussione. Di certo, il percorso può non essere rapido come da molti analisti auspicato. “Non ho fiducia nella politica degli Stati Uniti e non ho scambiato una parola con loro”, così Fidel Castro in una lettera destinata alla Federazione studentesca universitaria comparsa sul Granma online e poi diffusa dalla tv cubana, in cui ha precisato che “Raul ha fatto passi pertinenti” sulla base del ruolo assegnatogli dal Parlamento cubano. Nulla più quindi.

Il lider maximo, dato per quasi morto a più riprese, ha voluto poi specificare che con queste parole non intende porre ostacoli “ad una soluzione pacifica dei conflitti e delle minacce militari”. Difficile però non leggere tra le righe del messaggio un monito nei confronti di una classe dirigente che potrebbe con l’apertura a Washington, seppur graduale e limitata, abbandonare la linea socialista fino ad oggi mai messa in discussione dal 1959.

E’ significativo inoltre che Fidel abbia sottolineato qualcosa di apparentemente scontato, ma che forse è servita per ribadire la centralità della sua figura: “dal 2006, per ragioni di salute incompatibili con il tempo e gli sforzi necessari per il dovere ho rinunciato ai miei incarichi” ma, appunto, “noi difenderemo sempre la cooperazione e l’amicizia con tutti i popoli del mondo, tra questi i nostri avversari politici” sempre che“ogni soluzione pacifica tra gli Usa e i popoli latinoamericani venga affrontata con i principi e le normative internazionali.”

Un avvertimento più che un plauso a Raul? Sarà inevitabilmente il tempo, unica insindacabile certezza, a mettere il punto finale sulla questione. Ma ricordiamoci che il tempo a Cuba non scorre mai veloce.

Eugenio Palazzini

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