L’Iraq, la Siria e il feticismo dell’orrore

ISILRoma, 11 ago – Alcune delle pagine più interessanti di Karl Marx indagano il nesso che intercorre tra alienazione e feticismo della merce, spiegando che nell’economia capitalista l’uomo è scisso dal prodotto del suo stesso lavoro. Nella merce, frutto della sua fatica, del suo tempo, della sua competenza tecnica, il lavoratore vede ora un qualcosa di estraneo, che non gli appartiene, che sembra esistere quasi per natura, dimenticando che è stato proprio il suo lavoro a conferire valore all’oggetto uscito dalla fabbrica.

Una tale forma di scissione mentale si riscontra anche nelle cronache delle varie tragedie che ci propone quotidianamente l’attualità internazionale

Non passa giorno, per esempio, senza che i giornali, i capi di stato, gli intellettuali, gli esponenti religiosi lancino appelli contro “l’orrore” dei massacri in Iraq ad opera delle milizie jihadiste o “l’orrore” delle crocifissioni e delle decapitazioni che decorano la “rivoluzione” in Siria.

Si deplora “l’orrore” come se fosse una calamità naturale, qualcosa portata dal vento, frutto di un cattivo oroscopo o di qualche divinità beffarda. “Capita” che l’Iraq sia in una spirale di sangue senza ritorno, “succede” che in Siria qualche testa ogni tanto rotoli ai piedi di qualche miliziano. Di chi è la colpa di tutto ciò? Di nessuno, o al limite di misteriosi fanatismi arrivati da chissà dove, di branchi fanatizzati usciti dai nostri incubi per portare distruzione.

Come se l’Iraq si fosse destabilizzato da solo. Come se in Siria i terroristi spuntassero dal deserto.


In questa operazione di rimozione collettiva della realtà, tutti si dimenticano che fino a qualche anno fa l’Iraq in cui oggi si dà la caccia alle minoranze religiose aveva addirittura un vicepresidente cristiano. Tutti si dimenticano che la Siria assadista era ed è un avamposto di laicità. Tutti si dimenticano, soprattutto, che l’Iraq di Saddam è stato attaccato e devastato con false prove per imporre deliberatamente il caos che oggi domina. Tutti si dimenticano che i tagliagole che spadroneggiano in mezza Siria sono stati coccolati, sostenuti, finanziati dall’Occidente, almeno fino a che la fandonia della “resistenza democratica” non è sembrata troppo marchiana.

Gli stessi che esultavano al “ritorno della democrazia” in Iraq, gli stessi che benedivano ogni metro di terra conquistato dalla “rivoluzione siriana”, oggi deplorano “l’orrore”. Sono senza memoria. O forse, più plausibilmente, sono senza vergogna.

L’orrore che riempie i discorsi di Obama e di Renzi, del Corriere e di Repubblica, è l’orrore che loro stessi hanno auspicato, desiderato, fomentato e creato. L’orrore è roba loro. L’orrore sono loro.

Adriano Scianca

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