living_in_saudi_arabiaRiad, 7 ago – Nella giornata di ieri un attentatore suicida si è fatto esplodere nella moschea di Abha, capoluogo della provincia Aseer nel sudovest dell’Arabia Saudita. Il luogo di culto era frequentato dai poliziotti e dalle forze speciali saudite, al momento dell’esplosione erano presenti delle reclute. Al momento il bilancio ufficiale parla di tredici vittime e nove feriti.

L’attentato è stato rivendicato tramite Twitter dallo Stato Islamico, nella rivendicazione non viene menzionata la moschea ma il quartier generale delle forze speciali saudite nella provincia al confine dello Yemen.

Questo è il primo attentato del Califfato diretto contro le istituzioni saudite. L’obiettivo principale dell’Isis però rimane la minoranza sciita. A maggio infatti il ramo saudita dell’Isis, Wilayat Najd, aveva compiuto due attentati contro due moschee sciite ad Al Qadeeh e a Damman, nell’area orientale del Paese.
La battaglia contro gli sciiti è diffusa in diversi paesi del Medio Oriente, in particolare Siria, Iraq, Yemen, Libano. L’obiettivo sciita accomuna l’Isis a l’Arabia Saudita, che ha come fine ultimo l’isolamento dell’Iran, suo rivale regionale.

Sono noti i rapporti che intercorrono tra l’Arabia Saudita e l’Isis: i sauditi infatti finanziano il Califfato dall’inizio del conflitto in Siria, oltre che foraggiare altre cellule terroristiche wahabbite in tutta l’area mediorientale. Ufficialmente però il governo saudita fa parte della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti, di cui sono storici alleati.

Gli effetti collaterali del doppio gioco dell’Arabia Saudita stanno emergendo con questi primi attacchi nei propri confini e che aprono lo scontro all’interno del mondo sunnita.

La leadership nel mondo sunnita della dinastia Saud era già stata apertamente sfidata dal Califfato. Nel numero di maggio di Dabiq, la rivista ufficiale dell’Isis, i sauditi venivano infatti accusati di finanziare direttamente i ribelli siriani di Al Nusra, cellula affiliata ad Al Qaeda e diretta concorrente del Califfato nella galassia del terrorismo islamico che opera in Siria.

L’Arabia Saudita ha iniziato a prendere delle contromisure per cercare di ridimensionare la minaccia del suo alleato-nemico, dal settembre 2014 i sauditi stanno costruendo un muro di 600 chilometri al confine con l’Iraq. La barriera anti-Isis comprende 78 torri di controllo, otto centri di comando, 10 mezzi di sorveglianza mobile, 32 centri di intervento rapido, tre squadre di intervento. Verranno installati anche dei radar che potranno captare la presenza di persone fino a 12 miglia e di veicoli fino ad una distanza di 24 miglia. L’altra risposta diretta dei sauditi contro il Califfato è arrivata a metà luglio con un’ondata di arresti di militanti dell’Isis, le forze di sicurezza ne arrestarono 430.

Le ambiguità di fondo del rapporto Arabia Saudita-Isis sfociano nell’apertura di una nuova guerra nella guerra, questa volta in seno al mondo sunnita e aumentano la confusione che attanaglia i vecchi assetti politico-strategici mediorientali.

Guido Bruno

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Guido Bruno
Nato a Lecce, classe 1988. Laurea magistrale in Scienze della Politica. Ha vissuto a lungo in Portogallo prima in veste di studente presso l’Universidade Lusiada de Lisboa e poi come collaboratore del giornale portoghese “O Diabo”. Volontario della onlus Solidarité – Identités. Ha realizzato reportage da Kosovo, Sudafrica, Siria e Birmania, approfondendo dinamiche ed evoluzioni che spesso sfuggono ai libri di geopolitica e al giornalismo mainstream. Per Il Primato Nazionale collabora con la redazione esteri e segue la stagione motociclista del pilota imolese Andrea Poggi.

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