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il campione tedesco Adolf Urban

Gelsenkirchen, 22 nov – Lo Schalke 04 è stato il grande protagonista della Reichliga, il campionato a girone unico voluto dal regime nazionalsocialista che tra il 1933 e il 1944 unificò i vari campionati regionali tedeschi prima dell’avvento, nel dopoguerra, della Bundesliga. In quegli anni lo Schalke si aggiudicò ben sei campionati (1934, 1935, 1937, 1939, 1940, 1942) e una Coppa di Germania (1937), vincendo 162 partite su 189 disputate, con sole 6 sconfitte. Era – ed è tuttora – la squadra dei minatori della Ruhr, la regione che visse l’inferno dopo il trattato di Versailles: smilitarizzata, poi occupata dalle truppe francesi, straziata dai tentativi di rivolta spartachista. Il regime non esitò a fare della squadra un emblema dellanuova Germania” che tornava ad alzare la testa grazie i lavoratori della regione simbolo della sconfitta tedesca della Prima Guerra Mondiale.

Stella e bandiera di quella squadra fu l’attaccante Adolf Urban, che vi giocò dal 1934 al 1942 – in carriera indossò solo quella maglia – vincendo i sei campionati e la coppa nazionale e collezionando 127 presenze e 109 gol. Nello stesso periodo collezionò anche 21 presenze nella nazionale tedesca, con 11 gol, partecipando anche alle olimpiadi di Berlino del 1936. Poi, partito per la guerra, morì il 23 maggio 1943 a Staraja Russa, 100 chilometri a sud da Novgorod, proprio lungo la linea del fronte russo, dove fu anche sepolto.

Settant’anni dopo il presidente dello Schalke, Clemens Tonnies, è volato personalmente in Russia, ha rintracciato il luogo della sepoltura, ha richiesto la riesumazione del corpo e quindi il rimpatrio, per poter riportare finalmente la stella renana a casa. Nessuno scandalo, nessun ostracismo, nessun giornalista o politico che ha protestato indignato per l’omaggio reso a un soldato tedesco morto al fronte per la Germania nazista. Nel quartiere Schalke di Gelsenkirchen è ancora considerato del tutto normale, se non doveroso, riabbracciare i propri figli, soprattutto quelli che hanno contribuito a rendere grande la propria storia. In quel quartiere, dove almeno una volta l’anno i giocatori della squadra scendono in miniera insieme ai lavoratori per comprendere e ricordare il senso di giocare per lo Schalke, il legame tra abitanti, tifo e squadra è troppo saldo per farsi sciogliere dall’isteria politicamente corretta. Per gli abitanti del quartiere, l’importante è solo riabbracciare un loro figlio. L’importante è che ora Adolf Urban è sepolto nella sua città natale, proprio nei pressi dello stadio che lo ha reso grande e che lui ha reso grande.

Carlomanno Adinolfi

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