L’Onu porta il colera ad Haiti

Haiti_ColeraR400Roma, 21 ott- 8mila morti e 650mila malati, questo il bilancio diffuso dalle autorità haitiane negli ultimi giorni riguardo l’epidemia di colera che ha colpito il paese dal periodo post-terremoto 2010 ad oggi. Cifre sconcertanti, che vedono responsabili, secondo i legali delle vittime dell’epidemia, i caschi blu delle Nazioni Unite.

Haiti è stata definita, a seguito del devastante terremoto del gennaio 2010, “La Repubblica delle ONG”, in quanto divenuta  preda di una folle corsa al finanziamento per numerose organizzazioni non governative di tutto il mondo. Ad oggi solo l’1% dei fondi raccolti è nelle casse dello stato, il resto è nelle mani sporche della “comunità internazionale”.

Le accuse contro le Nazioni Unite non sono nuove: nel 2011, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, fece pubblicare un dossier in cui si asseriva l’impossibilità di giudizio definitivo sulle modalità di introduzione del morbo nel paese. Le accuse sono state respinte e lo scudo legale per l’Onu è stata l’immunità giudiziaria nei confronti di questo tipo di reclami, garantita dalla Convenzione del 1947.

Tuttavia, secondo gli avvocati difensori delle vittime e dei sopravvissuti haitiani, l’epidemia è stata introdotta nell’ottobre 2010 a causa di una fuga di acque residue contaminate dal morbo proveniente dal campo di Mirebalais dei caschi blu di origine nepalese, luogo in cui il colera raggiunge portata endemica.

La denuncia  delle vittime verrà esposta nei prossimi giorni presso un tribunale di New York, con la richiesta di risarcimento di svariati milioni di dollari per i familiari delle vittime e per i contagiati (100mila dollari per ogni deceduto e 50mila per ogni persona che ha contratto la malattia).

L’accusa formale rivolta all’Onu è di disastro umanitario. Non è la sorte ad essere ironica, ma la verità a venire a galla.

Ada Oppedisano


 

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