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Roma, 30 dic – L’impasse politico greco dovuto alla mancata elezione del presidente della repubblica non si è tradotto, ieri, nell’ennesima giornata nera per il vecchio continente.

La borsa di Atene è arrivata a perdere l’11%, salvo poi toccare un più “modesto” -3.9% a fine giornata. I titoli decennali dello Stato hanno ripreso quota, in termini di rendimenti, al 10%, doppiando i tassi di interesse pagati a maggio quando raggiunsero il minimo dal periodo più buio della crisi ellenica. Tengono invece i listini più importanti dell’Ue che, sia pur timidamente, hanno mostrato il segno positivo. Unica eccezione Piazza Affari, con la seduta chiusa a -1.15%. In risalita anche lo spread fra Btp e Bund, che ha guadagnato una manciata di punti base.

«Tocca adesso all’elettorato greco scegliere la futura composizione del del Parlamento e del governo. Noi non interferiremo nè commenteremo il processo democratico», commentano dalla Banca centrale europea. Analoga la posizione del Fondo monetario internazionale, dal quale fanno sapere che «la Grecia non ha immediati fabbisogni di finanziamento», salvo precisare che i colloqui per la revisione delle condizioni del piano di aiuti riprenderanno appena sarà insediato il nuovo esecutivo.

«Le nuove elezioni non cambiano nulla rispetto agli accordi passati con il Governo greco. Ogni nuovo governo deve rispettare gli accordi conclusi con i suoi predecessori» spiega invece Wolfgang Schaeuble. Il ministro dell’Economia tedesco non si mostra comunque troppo preoccupato, sottolineando «i progressi compiuti dalla Grecia dal 2009» e precisando che per la Grecia ci saranno difficoltà solo «se si allontanerà dagli obbiettivi».

La forza di sinistra, Syriza, è accreditata a diventare primo partito della penisola. Complice la posizione ondivaga del suo leader Alexis Tsipras, il quale non ha mai fatto mistero di puntare a generiche -quanto vaghe- “modifiche” alle condizioni di austerità senza mettere in discussione l’assetto della moneta unica e dell’Unione Europea, lo spettro delle elezioni anticipate non sembra al momento essere fonte di eccessiva preoccupazione.

Filippo Burla

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