Berlino, 14 nov – Non se la sta passando bene la Merkel in questi mesi. Innanzitutto, c’è stata la tegola arrivata alle elezioni nazionali, dove l’Unione (Cdu/Csu) ha raggiunto il secondo peggior risultato della sua storia (32,9%). La tornata elettorale di settembre, tuttavia, è stata un terremoto per più motivi: non solo per il successo dell’Afd, che ha drenato numerosi consensi all’Unione, ma anche per il tracollo della Spd, mai così male dalla rifondazione del partito nel dopoguerra.

Il tonfo clamoroso dei socialdemocratici, infatti, ha avuto un effetto devastante anche sui destini della Merkel: decisa a passare all’opposizione per non scomparire definitivamente, la Spd ha di fatto messo la pietra tombale sulla “grande coalizione”. Questo ha costretto la cancelliera a tentare di formare l’unico governo possibile: la coalizione “Giamaica” (dai colori dei partiti che la compongono), cioè Unione, Liberali e Verdi. Tuttavia, a causa delle inconciliabilità patenti dei rispettivi programmi, si è ancora in alto mare nelle contrattazioni e lo spettro di nuove elezioni comincia ad agitare gli addetti ai lavori.

Questo stallo delle trattative ha una ricaduta anche sui sondaggi: l’Unione rischia di sprofondare sotto la soglia critica del 30%. Nuove elezioni vorrebbero dunque dire la fine della Merkel. La quale già da mesi deve fare i conti con una sempre più nutrita fronda interna, formata soprattutto dai più giovani quadri del partito. Ciò che più di ogni altra cosa viene rimproverato alla Merkel è l’abbandono di temi e proposte di stampo conservatore (cioè l’identità storica dei cristiano-democratici) in favore di politiche troppo lassiste in favore dell’immigrazione di massa – il che ha causato la fuga di numerosi voti verso i sovranisti dell’Afd.

Un ulteriore segno della perdita progressiva di potere da parte della Merkel arriva, oltre che dai sondaggi, da una notizia altrettanto recente: la cancelliera si è vista bocciare l’elezione della sua protetta Annette Schavan alla presidenza della Konrad Adenauer Stiftung. La Fondazione Adenauer è il think tank più potente in Germania e tra i più influenti al mondo, è vicino alla Cdu e svolge un ruolo-chiave nella politica tedesca. Ebbene, in questo senso la Merkel ha subìto uno smacco difficile da digerire. Stretta tra crescita dell’Afd (che conquista il suo elettorato a destra), alleati riottosi e difficili da conciliare, dissidenza interna e sondaggi catastrofici, la “donna più potente del mondo” rischia seriamente di andare incontro alla rovina.

Gabriele Costa 

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