Modernità e tradizione: la terza via di Vladimir Putin / 1

vladimir_putin_01Mosca, 14 dic – Alle ore dodici del dodici dicembre (una bella sequenza di 12) Vladimir Putin ha preso la parola dinanzi alle Camere riunite per tenere il consueto discorso del Giorno della Costituzione. Quest’anno l’evento cade in una ricorrenza significativa: la costituzione della Federazione Russa, approvata con referendum popolare il 12 dicembre 1993, compie venti anni esatti.  Una Costituzione Presidenzialista, in virtù della quale il popolo può eleggere direttamente il capo dello Stato; e il parlamento si compone di due camere nelle quali si confrontano vari schieramenti politici. Questa costituzione Putin non l’ha cambiata a suo uso e consumo, come in passato era accaduto sotto altri leader politici, in compenso ha cambiato la società russa… Una nazione che oggi in economia viaggia ai ritmi di crescita dei BRICS e che in politica internazionale ha impedito due guerre che sembravano dietro l’angolo: in Siria (tuttora flagellata dal terrorismo salafita) e in Iran. “Tradizione e modernità” potrebbe essere il titolo che riassume il discorso dello statista russo, il cui pensiero si sviluppa all’insegna della “sintesi”: l’esigenza di fondo è quella di modernizzare il più possibile un vastissimo territorio estendendo i diritti sociali e i servizi resi dallo Stato e nello stesso tempo di rilanciare la centralità dei valori tradizionali. “Quei valori che per millenni hanno retto la vita dei popoli civili”.

Un pensiero politico di “sintesi” era peraltro emerso già nel discorso tenuto al Forum di Valdai il 19 settembre scorso. Allora, riferendosi ai tradizionali schieramenti politico-culturali del dibattito russo aveva detto: “… sicché tutti noi – i cosiddetti neo-slavofili e i neo-occidentalisti, gli statalisti e i cosiddetti liberisti – tutta la società deve lavorare insieme per creare i fini comuni di sviluppo. Ciò significa che i liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e che d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come Stato pluri-etnico e multiconfessionale fin dalla sua nascita”. Come dire: bisogna andare oltre le limitazioni delle vecchie famiglie politiche (la sinistra statalista, la destra liberista, la destra nazionalista) e trovare una “terza via” che armonizzi tutto ciò che di buono le ideologie degli anni passati hanno prodotto, superando le unilateralità ed evitando di ripetere i tragici errori.


Ma torniamo al discorso del 12.12 e ricapitoliamo i punti principali:

Libertà e Ordine.

“La nostra Costituzione – dice Putin – mette insieme due priorità fondamentali, il supremo valore dei diritti e delle libertà dei cittadini e uno Stato forte, sottolineando il loro obbligo reciproco di rispettarsi e proteggersi a vicenda”.

Partecipazione e Pluralismo

Putin sottolinea l’importanza degli organi di autogoverno locale per avvicinare i cittadini alla vita politica. La Federazione è vasta, anzi è il più vasto Stato del pianeta Terra, e in questa vastità di territorio diventano fondamentali quei “corpi intermedi” che si pongono tra il potere centrale e i cittadini. Nell’esortare alla partecipazione alla vita politica comunitaria Putin ha fatto un importante riferimento storico: a Pyotr Stolypin, il grande statista russo che morì assassinato pochi anni prima della I Guerra Mondiale. Stolypin (al quale Bruno Tarquini ha dedicato un bel libro “Petr Arkadevic Stolypin”, edizioni Controcorrente, Napoli) cercò di realizzare tra il 1906 e il 1911 una sorta di Rivoluzione Conservatrice russa, da un lato difendendo l’ordine tradizionale imperniato sullo Zar, sulla Ortodossia, dall’altro dando impulso a una riforma agraria e agli organi di autogoverno locale (Zemtsvo) che insieme allo sviluppo industriale avrebbero dovuto rendere la Russia uno Stato moderno ed equilibrato nelle sue parti sociali. Putin si inserisce ora nel solco di quel tentativo di modernizzazione basato appunto sui principi dello Zemtsvo e sulle intuizioni di Stolypin.

Ovviamente la partecipazione politica deve avvenire all’insegna del pluralismo. La Russia viene da un lungo periodo – quello dell’URSS – caratterizzato da un metodo di nomina dei deputati rigidamente gerarchico, perciò l’appello di Putin alla pluripartitismo, alla libertà del dibattito politico appare come il segnale che un’epoca è definitivamente conclusa e che indietro non si torna. È tipico del pensiero di Putin quello di non rinnegare, anzi di valorizzare con orgoglio gli aspetti positivi delle epoche passate della storia russa, ma nello stesso tempo sottolineare che le esigenze sociali del presente rendono sterile ogni sentimento nostalgico e ogni velleità di restaurazione. A Valdai il 19 settembre aveva detto: “Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale”.

Ora, nel discorso del Giorno della Costituzione ribadisce: “Ritengo importante che molti nuovi partiti abbiano fatto sentire la loro presenza. Conquistando posti negli organismi comunai e regionali, hanno gettato le basi per la partecipazione alle prossime campagne elettorali federali. Sono sicuro che sapranno degnamente competere con i protagonisti politici di vecchia data. La Russia oggi richiede un ampio dibattito politico per arrivare a risultati concreti”.

Una domanda sorge spontanea… ma i media occidentali non ci avevano detto che in Russia c’è una semi-dittatura. Il fatto è che per certi media se non vincono certi partiti – e se il popolo commette il torto di non votarli…  – non c’è democrazia! In realtà in Russia c’è un acceso dibattito e Putin ha i suoi oppositori, comunisti … nazionalisti… che lo criticano aspramente. I comunisti perché non è troppo comunista… i nazionalisti perché non è nazionalista in maniera adeguata. Entrambi poi lo criticano per essere troppo morbido e accondiscendente verso l’Occidente e gli USA…

Immigrazione.

L’immigrazione è argomento scottante anche in Russia. Con un PIL nettamente in crescita nonostante la crisi mondiale, la Russia attira molti immigrati, in particolare dalle repubbliche ex-sovietiche. La questione, sostiene il presidente, richiede una “franca discussione”. Alcuni immigrati hanno provocato tensioni e disordine sociale, ma sottolinea Putin: “Tali tensioni non sono provocate dai rappresentanti di una specifica nazionalità, ma da persone prive di cultura e di rispetto delle tradizioni, sia delle proprie che di quelle altrui. Essi sono espressione di una sorta di Internazionale dell’Amoralità”. Insomma è lo sradicamento e il mancato rispetto del valore della appartenenza nazionale (propria o altrui) che acuisce i problemi delle società multiculturali. La ricetta di Putin è chiara come l’analisi: regole certe di ingresso e di permanenza, equilibrio tra diritti e doveri, rispetto del luogo in cui si approda e dei suoi valori.

 (Continua…)

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