New York, 11 ott – Una stagista di 22 anni viene attirata dal proprio capo in una stanza d’albergo. Qui il superiore promette un futuro posto fisso e intanto allunga le mani: abbraccia la ragazza, tenta di baciarla e le mette una mano sul sedere. Insomma, il più classico dei casi di molestia sessuale di un capo su una sottoposta. Ma, attenzione, qui arriva il colpo di scena: la richiesta di danni da parte della ragazza finisce in un nulla di fatto poiché, non essendo una vera impiegata ma solo una stagista, non ha diritto a rivalersi sull’azienda.

molestie Nell’era del lavoro “liquido” e “flessibile” capita anche questo e alla perdita costante di diritti da parte del lavoratore precario si aggiunge anche questa chicca dal sapore medievale.

Il fatto avviene in America, dove il Tribunale distrettuale di New York si è trovato a valutare la denuncia avanzata da Lihuan Wang nei confronti del capo della redazione di Washington della Phoenix Satellite Tv, Zhengzhu Liu. La ragazza venne assunta come stagista dalla sede di New York della Phoenix Satellite Tv, appartenente al Phoenix Media Group di Hong Kong. Dopo il fattaccio, la ragazza venne licenziata per aver rifiutato le avances del capo e sporse denuncia.

Qui la sorpresa: per il giudice la giovane non può avanzare alcuna richiesta di danni “perché non aveva lo status di impiegata a pieno titolo”.  Non essendo remunerata dall’azienda, “le leggi sui diritti umani che a New York proteggono i dipendenti non possono essere applicate a sua protezione”.

A quando lo ius primae noctis?

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