Niente pensione, siamo inglesi

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Osborne propone di alzare età pensionabile ai 70 anni.

Londra, 7 dic – Pesante e drastica riforma delle pensioni in Gran Bretagna. Il ministro delle finanze George Osborne ha presentato quest’oggi un piano che prevede che i nati dal 199o in poi dovranno lavorare cinque anni in più giungendo come obbligo alla soglia dei 70 anni e comunque non prima dei 69. Questo programma, secondo i dati presentati dal ministro conservatore inglese, prevede risparmi dell’ordine di 400 miliardi di sterline, pari a 490 miliardi di euro, nei prossimi 50 anni.


Trascorrere più della metà della propria vita lavorando è quindi una prospettiva che si fa concreta per i giovani britannici di oggi. La scusa con la quale si mette mani a riforme che innalzano l’asticella dell’età pensionabile è sempre la stessa: rendere sostenibile la cassa delle pensioni gravata da un incremento dell’aspettativa media di vita. Sono questi i contenuti principali della nuova formula che verrà annunciata nell’annuale “discorso d’autunno” del Cancelliere. L’età pensionabile statale aumenterà di pari passo con l’incremento delle aspettative di vita, fornendo guadagni importanti alle casse statali.

Secca la risposta del sindacato nazionale dei pensionati che ha accusato Osborne di vivere in un pianeta di pura fantasia. “I politici possono godere di pensioni a vita dopo pochi anni che ricoprono l’incarico. Hanno un tenore di vita bel al di sopra dell’inglese medio. Se si confronta questo con chi viceversa lavora quasi tutta la vita, magari facendo lavori manuali e ricevendo basse retribuzioni, salta subito all’occhio l’ingiustizia” ha poi proseguito il segretario sindacale aggiungendo che: “Le organizzazioni dei lavoratori del pubblico impiego erano già preoccupate per le frizioni causate dall’ultimo aumento dell’età pensionabile. Questo genererà altri sicuri scioperi come quello previsto dai vigili del fuoco”.

George Osborne, giovane conservatore rampante, pare non curarsi di queste critiche e va avanti. Del resto il suo curriculum parla già chiaro: membro permanente del Bilderberg Group dal 2006 al 2009, ha altresì ricevuto un’accusa da un certo Nathaniel Philip Rothschild, discendente della “sacra” famiglia di finanzieri, per aver sollecitato una donazione di 5o mila sterline da un magnate russo dell’alluminio.

Storie torbide, come quella che vuole la medesima ricetta previdenziale, economica e sociale applicata ad ogni latitudine e che sancisce, caso mai ce ne fosse ancora bisogno per ribadirlo, l’ennesima battaglia vinta dai signori dell’oro contro il lavoro. Cioè dall’usura contro chi produce la vera ricchezza.

Giuseppe Maneggio

 

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