esercito libico libiaTripoli, 16 nov – Da quando nel 2010 è caduta la leadership di Muammar Gheddafi, la Libia liberata non ha mai trovato pace ne tantomeno quell’idilliaca stabilità democratica tanto acclamata dai ribelli.

Mai come ieri però si era verificato un simile bagno di sangue che conta, ad oggi, 31 morti e più di 300 feriti. Tutto è iniziato da una manifestazione pacifica che un centinaio di persone hanno organizzato per protestare contro le prepotenze di un gruppo di miliziani, reduci della “rivoluzione anti-Gheddafi”, che spadroneggia nella zona. Ad un certo punto i miliziani hanno aperto il fuoco sulla folla. La Fassato News Agency, riferisce che fra le vittime si trova anche Salah Ayad Hafiana, fotoreporter di un’agenzia di stampa locale, avvenuta nel quartiere di Ghargur, mentre immortalava nei suoi scatti le immagini degli scontri.

Il premier libico Ali Zeidan ha accusato pubblicamente i miliziani di Misurata di ha accusati di aver aperto il fuoco su “una manifestazione pacifica” ed ha definito le vittime come “martiri”.

La repressione è stata estremamente dura ed ha causato l’immediata fuga dei dimostrati. Fonti citate dalla Reuters hanno addirittura riferito di avere visto un cannone anti-aereo sparare sulla gente che urlava: “non vogliamo le milizie armate!”.

Una volta riorganizzati però i manifestanti sono tornati armati ed hanno tentato di distruggere la sede dei ribelli. Sul posto sono poi intervenuti i carri armati dell’esercito a copertura delle forze di polizia.

La situazione permane tuttora molto tesa e si teme l’inasprimento degli scontri ed il conseguente aumento delle vittime. Purtroppo, anche in questo caso, l’unico vero risultato di queste presunte“primavere arabe” sembra esser quello di aver sostituito una prepotenza con un’altra.

 

Cesare Dragandana

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