Ozon: “La nostra salvezza è nella remigrazione”

ozonSta facendo molto discutere la campagna choc del neonato Movimento per la Remigrazione (Mouvement pour la Remigration), che sta diffondendo in rete immagini di politici e intellettuali filo-immigrazionisti, invitando gli immigrati a trasferirsi a casa loro (con tanto di indirizzo in bella mostra). Ma chi sono e cosa vogliono gli animatori del MpR? Il Primato nazionale ne parla con Laurent Ozon, scrittore francese e fondatore del Movimento.

Quando è nato il Movimento per la Remigrazione? È un movimento politico ed elettorale?

Il Mouvement pour la Remigration è nato lo scorso 21 settembre, cioè due mesi fa. È un movimento che vuol fare evolvere rapidamente l’opinione pubblica agendo in termini non elettorali per non ostacolare il solo movimento politico che può accedere al potere e cambiare il corso della storia, il Front national. Il nostro lavoro è di fare ciò che il Fn non può più fare poiché la chiave del suo accesso al potere negli anni a venire è il ricentraggio (e dunque il fatto di evitare gli eccessi, la polemica e gli argomenti troppo ansiogeni) e l’organizzazione delle competenze per rassicurare i francesi sulle sue capacità operative. Noi faremo accanto al Front national il lavoro necessario affinché la logica “remigrazionista” sia accettata dai francesi.

Può spiegarci il concetto di remigrazione?

La remigrazione è la politica della messa in atto dell’inversione dei flussi migratori. Questa parola virale designa non solamente l’obbiettivo, ma anche la strategia che permetterà di pervenirvi: 1) attivare l’immunità del nostro popolo; 2) dimostrare che essa è possibile con proposte documentate e realistiche, dal punto di vista politico e diplomatico; 3) renderla auspicabile nel contesto di degradazione brutale della situazione di Francia nel prossimi anni. Quindi lontano dalle passioni, dagli eccessi e dagli slogan sterili politicamente che non hanno potuto impedire niente negli ultimi 40 anni.


Esistono significativi precedenti storici di processi di remigrazione?

Esistono centinaia di esempi storici di processi di remigrazione. Il rimpatrio dei pieds-noirs d’Algeria nel 1962 è il più conosciuto dai francesi. Alcuni di questi processi storici furono preparati e gestiti in modo intelligente e umanitario, altri furono improvvisati e sanguinari. Quello che ha seguito la decolonizzazione e la rivoluzione localista e patriottica dell’India e la divisione del Pakistan è nella seconda categoria. Quello che ha riguardato il rimpatrio della piccola comunità irlandese dalla Nuova Zelanda è invece del primo tipo. Nella storia del mondo ci sono centinaia di esempi. Bisognerà fare del nostro meglio affinché tutto ciò resti sotto il nostro controllo e che questo processo non debba mai farci vergognare negli anni a venire. Ma è necessario e persino vitale, quindi dobbiamo renderlo possibile.

Ha contatti con movimenti extraeuropei che potrebbero essere interessati alla cosa, come per esempio il panafricanismo di Kemi Seba?

In quanto buon europeo di cultura e mentalità, io sono curioso del mondo, ciononostante devo concentrare il mio lavoro su ciò su cui posso influire realmente.

Molti stranieri sono ormai figli o nipoti di immigrati che hanno lasciato l’Africa anni fa. Sono ragazzi che hanno conosciuto solo la Francia. Come pensate di convincerli ad andare in paesi africani che non hanno mai conosciuto?

La politica non è l’arte di comprendere la complessità del mondo e di fare la somma dei problemi individuali per trovarsi impantanati nei dettagli. Essa ha a che fare con l’azione sui destini collettivi. Quando i francesi hanno lasciato l’Algeria che voleva legittimamente proclamarsi sovrana, alcuni di loro erano su questa terra da 7 generazioni… Ovviamente ci saranno eccezioni di persone e famiglie totalmente assimilate, noi non torneremo mai allo status quo ante. Ma la rilocalizzazione di queste popolazioni deve restare l’obbiettivo di fondo. Essa è possibile se si comprendono le cause reali di questa anarchia migratoria e se ci doteremo dei mezzi per apportare risposte che tengano conto del reale e dell’interesse dei popoli e degli Stati. Per il resto, è la congiunzione di un contesto di crisi convergenti unito a una forza politica operativa che permetterà la sua realizzazione.

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