Padroni a casa d’altri: il caso Norvegia

Siv Kristin SaellmannOslo, 14 nov – Accade che il semplice indossare una catenina con una croce al collo possa farti perdere il lavoro. E non in qualche sperduto emirato arabo o in paesi governati da integralisti, ma nel Nord Europa accogliente e votato al benessere per tutti, precisamente in Norvegia, una delle terre ambite dai migranti che passano dal canale di Sicilia.

Nello stato scandinavo l’arrivo incontrastato di immigrati mediorientali e centrafricani ha progressivamente causato un acuirsi delle sensibilità religiose, e gli islamici in particolar modo si sentono spesso “offesi” dalla cultura che li accoglie, in quanto “non imparziale”. In ottobre la rete tv pubblica NRK ha rimosso  la giornalista del tg  regionale a causa del suo abbigliamento non conforme ai dettami di neutralità voluti dalla direzione. Il motivo? Una croce di pietre scure al collo durante la conduzione del tg. Apparentemente nulla, ma per la comunità islamica il gesto è diventato una provocazione al punto che, secondo la stessa Saellmann intervistata a The Local, “queste persone hanno potuto telefonare e dire al mio capo cosa io debba o non debba indossare. Sono cristiana ma finora ho visto croci un po’ovunque, anche come oggetti di moda, e non credo che la gente reagisca per questo”.

La motivazione dell’allontanamento data da Anders Sarheim, il ‘capo’ della Saellmann, è nascosta nelle pieghe del politically correct ma intrisa di una forma quasi di sottomissione alla comunità islamica; ha detto al norvegese Vart Land che la richiesta di sospensione era “semplicemente dettata dalle politiche normalmente adottate dalla tv in tema di abbigliamento”. Secondo il responsabile, “i norvegesi adottano una politica chiara, e cioè che gli anchor vestano in modo neutrale… noi li incoraggiamo ad evitare di esibire gioielli che possano tradursi in simboli politici o religiosi”.


Ma se il nuovo governo populista appena entrato in carica ha promesso una stretta in particolare sull’immigrazione e sul rilascio di permessi di asilo un motivo c’è, e sta nell’influenza assunta senza controllo delle comunità di immigrati. Proprio qualche giorno fa un richiedente asilo originario
del Sud Sudan che doveva essere espulso dalla Norvegia ha compiuto una strage su un autobus uccidendo tre persone.

Ci riflettano i governanti nazionali, tra Europa e migranti spesso la volontà di integrazione è a senso unico.

Gaetano Saraniti

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