Roma, 28 nov – Parigi è invasa dai topi. E non sono animaletti simpatici alla Ratatouille, ma vere pantegane di fogna. Come riportava recentemente Il Giornale, si calcola che ce ne siano tra i quattro e i sei milioni di ratti in una città che ha 2,3 milioni di abitanti. Il comune è presto corso ai ripari e l’assessore alla Salute pubblica, Georges Salines, ha lanciato una vasta operazione di derattizzazione dal costo di 14 milioni. “Da una coppia si generano 950 esemplari in due anni, se non interveniamo drasticamente sarà una catastrofe”, ha detto. Gli interventi sono stati quasi duemila, anche se con scarsi risultati: le nuove norme europee impediscono l’uso dell’arsenico e i topi hanno facilità ad adattarsi ai nuovi veleni meno potenti.

Non è l’unico problema della difficile operazione di ripulitura della città: una petizione lanciata da una psicologa infantile, Josette Benchetrit, ha infatti raccolto oltre 25 mila firme per porre fine al “genocidio” dei poveri roditori. I topi, infatti, sarebbero “esseri senzienti che per legge vanno trattati come gli esseri umani”. Anziché prendersela con i ratti e “condannarli a morte, bisognerebbe trovare un contraccettivo politico contro le fobie”. Secondo la psicologa “la fobia dei ratti è una fobia sociale ingiustificata, come la fobia dei ragni: date a un topo una bella coda cespugliosa e sarà come uno scoiattolo, un animale che invece amiamo. Questi poveri sfortunati vengono uccisi senza pietà perché designati da la società come capri espiatori da sradicare”. Il fatto che i topi portino le malattie, cosa risaputa sin dalle epidemie di peste dell’antichità, sarebbe quindi degradato a mera “fake news” specista. Anzi, le pantegane sarebbero addirittura utili: “Consumano ogni giorno 9 tonnellate d’immondizia”, secondo Pierre Falgayrac. Insomma, alla fine stai a vedere che sono una risorsa. Dove l’avevamo già sentita questa?

Giuliano Lebelli

 

 

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  1. Fobia sociale ingiustificata: questi sinistri radicalchic dovrebbero studiare un po’ di storia e documentarsi in particolare su quale fu la causa delle epidemie di peste in Europa nel Medioevo e nel Seicento.

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