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Pechino, 18 ott – L’agenzia di rating cinese Dagong si è espressa chiaramente: «per gli Stati Uniti si tratta di incapacità strutturale». Dagong ha retrocesso gli States da potenza con un “A” rating a Paese con un “A-” rating, al di sotto del Botswana e alla pari col Brasile, ritenendo inoltre vi siano “tenui speranze” che gli Usa riescano a risolvere il problema del debito.

Il declassamento di quella che fino ad oggi è stata indiscutibilmente la prima economia mondiale potrebbe segnare anche in campo finanziario una svolta rispetto al decennale unipolarismo a stelle e strisce. Un cambio di scenario che non sembrava per nulla scontato, se consideriamo che la Cina detiene il 23% dei titoli statunitensi, circa 1280 miliardi di dollari in bond Usa, e che fino ad oggi Pechino per gli investimenti si è fidata soltanto del dollaro: «I buoni del tesoro europei hanno una buona potenzialità, ma non per adesso»aveva dichiarato solo pochi giorni fa Ma Li Jie, uno dei massimi economisti cinesi.

Considerando che il paese post-maoista ha in mano un quarto dei titoli degli Stati Uniti in pratica Pechino ha decretato il declassamento del suo credito. Ma perché? Una spiegazione l’hanno fornita i quotidiani cinesi che in questi giorni hanno lanciato una campagna finalizzata alla “de-americanizzazione” della finanza internazionale che dovrebbe portare ad una sostituzione del dollaro con un “paniere di altre valute”. Operazione tra l’altro già auspicata dalla Banca Popolare Cinese nel 2005. «Se vogliamo uscire da questa situazione sfavorevole, dobbiamo ridurre il ruolo del dollaro e del debito Usa nel mercato globale», ha precisato il giornale cantonese “Nan Fang”. Ovviamente il cambiamento non sarà così rapido, non è nella natura cinese forzare il corso naturale degli eventi.

Nel frattempo però la Repubblica popolare ha deciso di aumentare la sua influenza anche sul piano energetico, investendo direttamente nelle nuove centrali nucleari in costruzione nel Regno Unito. Lo ha annunciato direttamente il cancelliere britannico George Osborne che ha poi spiegato come in futuro “la partecipazione cinese nell’ambito dello sviluppo della nuova generazione del parco nucleare britannico potrà anche divenire maggioritaria”. La Cina non ha fretta, ma guadagna terreno a livello globale in ogni settore economico step by step. E così l’insegnamento di Confucio è più attuale che mai: “non importa se ti muovi piano, l’importante è che non ti fermi”.

Eugenio Palazzini

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