Gerusalemme, 5 dic – Partiamo col dire che a Gerusalemme tutto è politica, a partire dall’hotel in cui si sceglie di alloggiare, dalla zona in cui si sceglie di abitare, fino ai supermercati e ai negozi dove si va a fare la spesa. E naturalmente lo è la mappa della città, dove Est e Ovest non sono affatto concetti geografici o semplici punti cardinale. Detto questo non può che suscitare preoccupazione la decisione del presidente americano Donald Trump di esprimersi sulla Città tre volte Santa e riconoscerla come capitale eterna dello stato di Israele. Perché tutti a Gerusalemme ritengono che la città sia una e indivisibile.

Lo pensano i palestinesi, privi di passaporto ma dotati solo di carta di identità e occupati militarmente dal 1967 dall’esercito israeliano in quella zona al di là della Linea Verde e invasi dai rumorosi coloni ebrei che nella Città Vecchia, dentro le mura costruite da Solimano il Magnifico, issano bandiere israeliane e menorah in faccia ai vicini di casa musulmani. E lo pensano gli israeliani, forti dei successi militari ottenuti nelle varie guerre e sprezzanti del diritto internazionale, che su Gerusalemme parla chiaro. Una città della pace dove la pace sembra non arrivare mai. Perché, e questo lo dicono le Sacre Scritture, il giorno in cui ci sarà pace a Gerusalemme ci sarà la pace in tutto il mondo.

Accanto a concetti territoriali, non va dimenticato il fattore religioso, che a Gerusalemme è uno dei tratti distintivi di chi abita la città. Sui documenti che uno straniero deve presentare per ottenere un visto, che sia di lavoro, umanitario o di studio, tra le varie domande a cui rispondere c’è quella sulla religione. E l’ateismo non è previsto. Chi vive a Gerusalemme sa benissimo che la sua appartenenza religiosa prima o poi si mischia con la questione politica, spesso scontrandosi con essa.

Anche da qui arrivano le preoccupazioni che i leader mondiali esprimono sulla possibile decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. Perché Israele è uno stato ebraico, e sebbene si fregi della nomea di “unica democrazia del Medio Oriente”, alla base della sua esistenza – e non della sua costituzione dato che Israele ne è sprovvisto – ci sono i principi della Torah, i testi sacri all’ebraismo, che regolano la vita civile dall’alimentazione al calendario. Perché in Israele oggi non siamo nel 2017, ma nel 5778, tanti sono gli anni dalla creazione adamitica. Tale data viene riportata sui documenti ufficiali.

Che Trump probabilmente sia poco informato su questo e agisca sulla base di istinti di pancia, dovuti anche a questioni di attaccamento famigliare, il genero ebreo designato come inviato speciale per il Medio Oriente, che fino a oggi gli hanno causato più problemi che altro, è assai possibile. Ma il riconoscimento di Gerusalemme capitale univoca dello stato di Israele porta con sé la morte della soluzione dei “due popoli e due stati” al conflitto israelo-palestinese.

Un coro di no alla possibile scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e, ancora peggio, il consequenziale trasferimento da Tel Aviv dell’ambasciata americana, si è levato da più parti. Non solo da Hamas, che ha promesso una nuova intifada. Non solo dalla Lega Araba, che ha detto che tale decisione sarà la fine del Medio Oriente. Non solo dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che parla di Gerusalemme come della “linea rossa” dell’islam e che farla diventare capitale dello stato ebriaco porterebbe alla rottura dei rapporti con Israele. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso la sua preoccupazione, perché nessuno può avere il diritto di decidere per gli altri e perché “lo status di Gerusalemme dovrà essere risolto nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi”.

La Casa Bianca ha fatto sapere di volersi prendere qualche altro giorno per pronunciarsi. Ma ormai è questione di giorni.

Anna Pedri

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1 commento

  1. ah non sapevo che coloro che più di tutti si sforzarono per allontanare la religione dalle nazioni in cui erano ospiti, si rifiutino a casa loro di considerare l’ateismo come una scelta possibile.
    Interessante…

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