royal marinesLondra, 24 ott – Tre Royal Marines, tre soldati dell’esercito britannico, sono finiti davanti alla corte marziale di Bulford (Wiltshire) per aver assassinato a sangue freddo un prigioniero inerme nella provincia afgana di Helmand.

Protetti dall’anonimato per ragioni di sicurezza, i tre sono accusati di aver compiuto l’esecuzione nel settembre 2011 ma, per il momento, accampano scuse e si dichiarano innocenti.

Ad incastrarli, però, ci sarebbe addirittura il filmato dell’omicidio, ripreso con la telecamera montata sul casco di uno dei tre e rinvenuto un anno più tardi, casualmente, nel corso di un’altra indagine, sul computer portatile di un soldato.

A sparare materialmente un “sergente” («stronzo, non è niente che non faresti a noi», avrebbe detto prima di fare fuoco), che subito dopo si sarebbe raccomandato con i colleghi: «Ovviamente questo non deve venire fuori ragazzi. Ho appena violato la convenzione di Ginevra».

Proprio il soldato dal cui casco sono state effettuate le riprese è accusato di complicità nell’omicidio, insieme ad un terzo, anch’egli presente, che avrebbe in seguito raccontato di aver desiderato di sparare personalmente in testa al prigioniero, nei confronti del quale ha avrebbe affermato di non aver provato alcuna pietà.

Il filmato, proiettato di fronte ad un aula di tribunale ammutolita, mostra il prigioniero, rimasto gravemente ferito dopo un attacco con un elicottero Apache, che viene recuperato dai tre, trascinato in un campo di grano per poi essere sparato al petto a distanza ravvicinata.

Secondo l’accusa, dunque, il prigioniero sarebbe stato ucciso mentre si trovava sotto la custodia dei tre imputati, al di fuori della fase del conflitto armato, in una vera e propria esecuzione.

Quel giorno il comando di Helmand era stato oggetto di un attacco da parte degli insorti, che aveva spinto a chiamare in aiuto un elicottero Apache che, individuato il ribelle, gli avrebbe sparato addosso un centinaio di proiettili lasciandolo a terra. I tre si erano quindi recati ad accertarsi della morte dell’uomo e, più in generale, a verificare l’esito dell’attacco aereo.

Emmanuel Raffaele

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